Trovata sostanza vietata sul carico di spinaci biologici Il produttore vince la causa

22 Maggio 2024

Maxi risarcimento per Pierino Di Tullio, titolare di due aziende agricole a Cappelle Valagro gli avrebbe venduto un inquinante non compatibile coi prodotti alimentari

PESCARA. Un imprenditore agricolo abruzzese, Pierino Di Tullio, da anni impegnato nella produzione di prodotti alimentari biologici, vince la sua battaglia legale contro un colosso mondiale nella produzione e vendita di fertilizzanti e concimi come la Valagro spa, sede legale ad Atessa e stabilimenti in diversi Paesi del mondo, da qualche tempo rilevata dalla Syngenta Biologicals, multinazionale specializzata nella produzione di biostimolanti e specialità nutrizionali per l'agricoltura, altro colosso a maggioranza cinese. La causa civile parte nel 2021 e solo adesso arriva la decisione del giudice pescarese Federico Ria che condanna la Valagro a risarcire le due aziende agricole di Di Tullio (Di Tullio Pierino e Ortobio Val Tavo, a Cappelle), per 455mila euro oltre gli interessi. Una sentenza che sancisce un principio importante per quanti operano nel settore.
IL CARICO DI SPINACI Al centro del contendere, la composizione del prodotto che Di Tullio acquistò dalla Valagro per una specifica produzione di spinaci (coltivati in un centinaio di ettari a fronte dei 400 a disposizione delle sue aziende). Produzione che era destinata in gran parte ai mercati all’ingrosso e della grossa distribuzione nazionale ed europea con l’impegno per la sicurezza alimentare certificato. Quella fornitura era per una catena tedesca, ma quando i camion arrivarono a Verona, dove gli esperti tedeschi verificarono il prodotto, venne rilevata una quantità elevata di clorocresolo sulle foglie, inquinante bandito dai regolamenti europei per la produzione alimentare. L'imprenditore si vide rispedire l’intero carico e annullare dai tedeschi ogni futura fornitura.
BIOCIDA NON COMPATIBILE Di Tullio, non avendo mai usato quel prodotto, fu costretto a ricercare la natura di quell’inquinante, trovato poi nel “Kendel Te” prodotto e distribuito dalla Valagro, garantito in etichetta come compatibile con la produzione biologica. In sentenza il giudice è categorico nell’affermare, utilizzando anche la consulenza tecnica, che quel biocida era utilizzabile per una serie di attività, ma «non per il settore dei prodotti per alimentazione umana e animale, dove sono compresi i prodotti che possono entrare in contatto con i prodotti alimentari».
LA SENTENZA «L’utilizzo diretto del clorocresolo (quello sulla foglia, ndr) non è proprio autorizzato e la distinzione proposta dalla difesa di parte convenuta (Valagro) tra alimento e coltura appare assolutamente inconferente, attesa l’ampiezza di quella classificazione (prodotti che possono entrare in contatto con i prodotti alimentari) ed essendo quella coltura destinata a produrre appunto alimenti. Pertanto, il “Kendal Te” contiene un principio, quale il clorocresolo, regolarmente autorizzato come biocida, ma solo per specifici tipo di prodotto e non invece per prodotti che vanno a diretto contatto con alimenti destinati al consumo umano o animale. Il trattamento con un fertilizzante contenente clorocresolo», conclude il giudice, «applicato per via fogliare su una coltura destinata al consumo alimentare espone il consumatore ad una assunzione diretta del biocida che non è contemplata tra le autorizzazioni previste all’uso di clorocresolo per prodotti Tipo 6 come biocida». La Valagro, per il giudice ha «espressamente attestato la piena compatibilità ed utilizzabilità del concime prodotto nell’ambito dell'agricoltura non solo tradizionale, ma anche biologica». Prodotto suggerito per le colture erbacee e «commercializzato in 21 paesi al mondo che solo nel 2012 aveva apportato introiti pari a euro 1.437.957». E il giudice sottolinea: «Da nessuno dei documenti vagliati può evincersi l'esplicitazione dell’avvertenza, da parte della Valagro, del divieto radicale di utilizzo del fertilizzante in ipotesi di colture destinate al consumo alimentare come invece imposto dalla normativa Ue sin qui vagliata e sin dal 2004».
RACCOLTO DISTRUTTO Di Tullio fu costretto a distruggere l'intero raccolto. La Valagro ha proposto appello e i giudici di secondo grado, a scopo precauzionale, prima di entrare nel merito hanno sospeso la provvisoria esecuzione economica. Il legale di Di Tullio, l'avvocato Maurizio Milillo, ha già proceduto a un pignoramento per un milione di euro.
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