Trovato morto nel locale dove lavorava

Inutili i soccorsi per il 20enne di origini cubane, aiuto cuoco al Market Bistrot. Il titolare Palladinetti: «Ragazzo eccezionale»
PESCARA. Una tragedia ha sconvolto il mondo della movida pescarese, ieri pomeriggio. Un ragazzo di 20 anni di origine cubana è stato trovato morto nel locale dove lavorava da maggio come aiuto cuoco, nella zona di piazza Muzii, il Market Bistrot. A fare la scoperta e a lanciare l'allarme è stato, attorno alle 16.30 di ieri, il cuoco del ristorante. Quando ha aperto l'attività per iniziare i preparativi per la serata ha trovato il ragazzo, da tutti conosciuto come Dairo, senza vita. Di lì a qualche minuto, di fronte alla stessa scena si è trovata anche la mamma, che era andata nel locale preoccupata perché il figlio da un paio di giorni non si faceva sentire e non rispondeva al telefono. In un attimo, la disperazione, le urla, il dolore.
Sul posto è intervenuta, nella speranza che si potesse ancora fare qualcosa per salvarlo, un'ambulanza del 118. I sanitari non hanno però potuto far altro però che constatare il decesso. Insieme a loro, i poliziotti della squadra volante con il dirigente Pierpaolo Varrasso, che si sono occupati degli accertamenti. Sin dai primissimi istanti, l’ipotesi più accreditata è quella del gesto volontario.
Per fare maggiore chiarezza, e soprattutto per capire esattamente a quando risalga la morte, nelle prossime ore quasi sicuramente verrà disposta l’autopsia. Lunedì l’attività era rimasta chiusa per dei lavori di manutenzione. Disperato e sconvolto il titolare del locale Mario Palladinetti e tutti i colleghi di lavoro del ragazzo.
«Era con me da maggio», dice in lacrime Palladinetti, «ma viveva in Italia da sette-otto anni. Parlava perfettamente l’italiano. Era un ragazzo eccezionale, bravo, gentile. Non riesco a capacitarmi di quello che è successo. Era tranquillo, sempre gioioso, scherzava con tutti e poi amava la musica. Aveva soltanto 20 anni. Non si può morire a 20 anni», ripete il datore di lavoro, «non si può». In lacrime, davanti al ristorante, gli amici e le amiche che in poco tempo, il giovane era riuscito a farsi in città, lavorando nel locale sempre molto frequentato. «Sembrava sereno», dicono, «non ha mai parlato di problemi. L’ultima volta che l’abbiamo visto era contento e comunque era come sempre».

