Truffa allo Ior, un testimone: «Ho perduto 60mila euro»

2 Ottobre 2018

PESCARA. «Conobbi Sanchez tramite un amico, mi disse che aveva dei titoli messicani che doveva vendere all'estero o a privati, stringemmo un rapporto di amicizia e io gli prestai dei soldi, circa...

PESCARA. «Conobbi Sanchez tramite un amico, mi disse che aveva dei titoli messicani che doveva vendere all'estero o a privati, stringemmo un rapporto di amicizia e io gli prestai dei soldi, circa 60mila euro nel giro di tre anni, con la promessa che li avrei riavuti con l'aggiunta di un guadagno, ma in realtà non mi vennero mai restituiti». Sono le parole del proprietario di un bar di Pescara, comparso ieri mattina in qualità di testimone, davanti al tribunale collegiale, nell'ambito del processo nato da un'indagine della squadra Mobile, che nel 2013 sventò una tentata truffa ai danni dell'Istituto Opere di Religione, la cosiddetta “Banca del Vaticano”, che sarebbe dovuta avvenire tramite la fondazione pescarese “In veritate et caritate” presieduta dall'ex arcivescovo Francesco Cuccarese, estraneo alla vicenda. Nel procedimento sono imputate sei persone: l'argentino di origini pescaresi Aldo Eduardo Sanchez, la commercialista barese Mariagiovanna Calafiore, Javier Limon Segovia, Sergio Briffault Sanchez, Jaqueline Sanchez Lopez e Fernando Capace. Sotto la lente dell'accusa, la donazione di vecchi titoli numismatici spacciati per milionari (circa 900 milioni di dollari), ma in realtà inutilizzabili. «Sanchez mi disse che si potevano fare affari nel settore dei titoli storici», ha riferito in aula un altro imprenditore, titolare di un'officina per l'installazione di impianti di climatizzazione, «Erano titoli della Banca messicana e sosteneva che si potevano utilizzare come garanzia per compiere investimenti in qualsiasi settore. Affermava che questi titoli, che io vidi solo in fotocopia, valevano più di 200mila dollari. Mi propose di aiutarlo a collocare questi titoli, mi chiese dei soldi, io gli diedi 1.500 euro per vedere se era affidabile e lui non me li restituì più». Si torna in aula il 28 gennaio 2019.