Truffa del reddito di cittadinanza. Assolti tre tabaccai e 12 clienti

26 Ottobre 2026

Nel mirino delle fiamme gialle era finita la rivendita “Il Cerino” accusata di monetizzare il sussidio.

Ma passa la tesi delle difese: con quella card, identica al bancomat, si poteva acquistare liberamente

PESCARA

Tutti assolti i tre tabaccai e i dodici clienti finiti sotto processo per quella che venne originariamente individuata come la truffa con le card del reddito di cittadinanza (all’appello mancano due clienti che, nella fase preliminare hanno scelto la strada dei riti alternativi: uno è stato condannato con il rito abbreviato, l’altro ha patteggiato la pena). Così ha deciso il collegio del tribunale presieduto da Nicola Colantonio che ha assolto gli imputati con la formula piena.

Nel mirino della guardia di finanza e quindi della procura era finita una tabaccheria di Montesilvano, “Il Cerino”, gestita da tre fratelli venezuelani: erano accusati di malversazione di erogazioni pubbliche e, naturalmente, anche di truffa aggravata ai danni dello Stato, con un importo quantificato in oltre 50mila euro.

Il pm Fabiana Rapino, basandosi anche sulla informativa della guardia di finanza che seguiva con estrema attenzione gli utilizzi di quel sussidio statale (parliamo di un arco temporale che andava da settembre 2020 a dicembre 2021), mise sotto accusa i gestori della tabaccheria e tutti quei clienti che vi si recavano per “monetizzare” quel sussidio, come fosse una sorta di bancomat.

Una card che aveva invece uno specifico utilizzo: doveva servire solo per i pagamenti di prodotti come generi alimentari, articoli sanitari, forniture energetiche o per prelevare contante direttamente dagli sportelli Atm autorizzati, ma nella misura massima di 100 euro mensili. Stando alle contestazioni dell’accusa, il titolare della card, in accordo con il gestore dell’attività, simulava un acquisto, ma in realtà la somma contenuta nella card veniva monetizzata e restituita in contanti al cliente o accreditata come ricarica in postepay. Questo, in sintesi, il meccanismo illegale secondo l’accusa. Ma il nutrito collegio difensivo ha sostenuto una tesi che evidentemente è stata recepita dal collegio. E cioè che quelle card non prevedevano “blocchi” per l’utilizzo e quindi si poteva acquistare liberamente quello che si voleva. La card, inoltre, era assolutamente uguale a qualsiasi bancomat delle Poste Italiane. Per cui, quando il tabaccaio le strisciava non era neanche in grado di distinguere se si trattasse di Rdc o normale carta, e comunque tutti i percettori del reddito di cittadinanza erano regolari, quindi verrebbe meno anche la truffa aggravata ai danni dello Stato. Le fiamme gialle, a suo tempo, si erano insospettite per il gran numero di clienti e di transazioni effettuate in quell’esercizio dove non mancava mai la fila davanti a quel bancone.

Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gianluigi Tucci, Tullio Zampacorta, Leonello Brocchi, Luigia Castellano, Andrea D’Alò, Stefano Sassano, Gianluca Carlone, Linda Fantini Marchegiani, Corradino Marinelli, Pasquale D’Incecco, Emmanuele Tatoni, Massimiliano Bravin, Alessandro Mascitelli e Catia Ciavattella.

©RIPRODUZIONE RISERVATA