today

26 ottobre

26 Ottobre 2026

Oggi, ma nel 1440, a Nantes, in Francia, veniva impiccato Gilles de Montmorency-Lava, barone di Rais”, di 35 anni, che raffigurerà nell’immaginario collettivo l’incarnazione di “Barbablù”, l’uccisore delle mogli raccontato nel romanzo-fiaba dello scrittore transalpino Charles Perrault del 1697 per i tipi del parigino Claude Barbin, inserito nella raccolta “I racconti di mamma Oca”, e al quale darà successivamente un volto l’illustratore Gustave Dorè, nel 1862 (nella foto particolare, quello che la tradizione popolare identificherà come un presunto serial killer intento a consegnare le chiavi alla consorte Primula). Maresciallo di Francia e già compagno d’armi di Giovanna d’Arco, Gilles de Rais veniva giustiziato in esecuzione alla condanna alla pena capitale emessa dall’Inquisizione, rappresentata da Jean de Malestroit, vescovo di Nantes, direttore del Tribunale ecclesiastico, e dal Tribunale civile capeggiato da Jean V, duca di Bretagna, complessivamente per 49 capi d’imputazione.

Tra i quali, verosimilmente, figuravano una serie di bravate come: sodomia, sacrilegio, apostasia, invocazione demoniaca, oltre alla ipotetica uccisione di 600 vittime, tra le quali soprattutto donne e bambini. Ma in virtù del suo alto lignaggio il corpo non veniva né squartato né arso totalmente sul rogo, ma più misericordiosamente sepolto nella cappella dei carmelitani, abituale luogo di tumulazione dei duchi di Bretagna ai quali era accomunato dagli ingenti possedimenti terrieri.

Tra i non pochi studi di carattere internazionale sull’assonanza tra il discusso e discutibile condottiero di rango dall’esistenza tutt’altro che limpida e il controverso mito, reale o immaginario, dell’uxoricida plurimo Barbablù che verranno ritenuti davvero meritevoli d’attenzione da parte degli addetti ai lavori figurerà quello di Ernesto Ferrero - tra l’altro intellettuale di peso dell’editoria del Belpaese tra Einaudi, Bollati Boringhieri, Mondadori e Garzanti, patron del Salone del libro di Torino dal 1998 al 2016 nonché studioso di Emilio Salgari, del quale, tra l’altro, dal ’96 abiterà la storica dimora al civico 205 di corso Casale, dietro la Madonna del Pilone, nel capoluogo piemontese - che sarà intitolato “Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo”, che sarà dato alle stampe, in prima edizione, dall’editore milanese Mondadori, nel 1975.