Truffa della Ferrari su Internet concessionario perde 30mila euro

Montesilvano, Rossi racconta il raggiro: «Mi hanno clonato tre assegni per concludere un affare Il truffatore è riuscito a riscuotere i soldi, ma ho salvato la Mercedes che voleva in permuta»
MONTESILVANO. Voleva acquistare una Ferrari, che poi avrebbe venduto a un cliente del suo autosalone. E quando credeva di essere ad un passo dalla conclusione dell’affare, è stato truffato da uno sconosciuto, che è riuscito a portargli via con grande abilità 29mila euro. La vittima del raggiro è Maurizio Rossi, dell’autosalone “Rossi auto”, situato in corso Umberto, a Montesilvano, ed è lui a raccontare il raggiro di cui è stato vittima, già segnalato alla polizia stradale con una denuncia-querela.
È accaduto tutto nel periodo di Pasqua, quando Rossi ha trovato su due diversi siti internet lo stesso annuncio, relativo a una Ferrari messa in vendita (del valore di 65mila euro). Una bella auto, fotografata all’interno di un porto turistico. Si è messo in contatto con il venditore, un tale Mario, è stata avviata una trattativa e i due si sono accordati. «Per avere la Ferrari», spiega il commerciante, «avrei dovuto versare 30mila euro con assegni circolari e, in più dare in permuta una Merceds cabrio di mia proprietà del valore di 35mila euro. Era il 23 marzo e lo stesso giorno ho raggiunto la mia banca ed emesso tre assegni circolari, di cui due di mille euro e uno di 28mila euro. Ho inviato i dati degli assegni a Mario, tramite mail, per la verifica della circolarità, e dopo due giorni mi ha dato conferma della regolarità. Ci siamo accordati per il ritiro dell’auto, che doveva avvenire a Firenze, dove avrei anche avuto la possibilità di controllare il veicolo, ma non sono riuscito ad avere alcuna informazione sul mezzo, se non il nome della proprietaria, la cognata dell’uomo che si è presentato come Mario».
Da quel momento i contatti tra i due si sono interrotti, anche per vista delle feste pasquali e di un presunto viaggio all’estero di Mario. Un primo incontro è stato rinviato da Rossi, dopodiché Mario è sparito, il suo telefono è diventato irraggiungibile e l’annuncio è scomparso dai siti. Quando ha capito che l’acquisto era saltato Rossi è tornato in banca per annullare gli assegni circolari, che sono sempre rimasti in suo possesso, e lì ha scoperto che due dei tre assegni, per un importo di 28mila euro, sono stati versati su un conto corrente postale in provincia di Napoli e subito dopo l’intero importo è stato ritirato dagli sportelli bancomat delle Poste, con una lunga serie di prelievi di importi minimi, effettuati in rapida successione.
Rossi ritiene che «gli assegni siano stati clonati, ma non sa come, visto che gli originali li ho sempre avuti io. E quindi sono stati pagati degli assegni falsi, mentre i miei, che sono originali, risultano carta straccia. Si tratta una ingiustizia», commenta il commerciante con un certo fastidio, «per cui mi rivolgerò a un avvocato, nella speranza di riuscire a riavere i miei soldi. In questo momento ce l’ho un po’ con tutti, perché di questi tempi 30mila euro non sono pochi».
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