«Truffato per 4 anni, ho perso 10 mila euro»
Una delle vittime rivela: volevo fare un centro per disabili, mai avuto 22 milioni a fondo perduto
PESCARA. Una truffa lunga quasi 4 anni con la promessa di un prestito a fondo perduto di 22 milioni di euro. Soldi che sarebbero dovuti servire a costruire un centro per disabili in provincia di Firenze, a Certaldo. È il 2011 quando un uomo si presenta nell’ufficio della consulente finanziaria Simona Pestilli, finita al centro dell’indagine della finanza sui presunti prestiti truffa: è stata una parente a consigliargli di andare fino a Pescara e parlare con la Pestilli. E lei gli offre la soluzione. Per un contributo di 6 milioni di euro, gli dice, l’uomo avrebbe dovuto darle l’1%: nell’agosto del 2011 si firma il mandato e lui paga i primi 6 mila euro. Passa quasi un anno, ma i soldi promessi non arrivano: secondo l’accusa, la Pestilli gioca al rialzo e propone all’uomo la possibilità di aumentare il finanziamento fino a 22 milioni di euro e «ampliare» così il progetto originario. Una pioggia di soldi: ma dove sarebbero arrivati? Nella sua denuncia alla finanza, l’uomo racconta: «Per quanto riferitomi dalla Pestilli, i contributi richiesti erano a fondo perduto e avrebbero dovuto essere erogati dal Fondo sociale europeo (Fse) nel quale lo Stato italiano aveva una partecipazione del 10%». La fiducia che l’uomo nutre nella Pestilli è tanta: tre anni più tardi – ormai siamo nel 2014 –, dopo la firma di contratti in inglese, lei lo convince a stipulare anche una fidejussione da 2 milioni di euro «grazie alla quale, a suo dire, sarebbe stato possibile ottenere in anticipo tale somma»: per la finanza è un’operazione che serve solo a prendere tempo e che porta alla Pestilli altri 2.450 euro. La finanza accerta che la fidejussione è «completamente falsa»: la società di Roma è stata chiusa e cancellata dal registro italiano delle imprese 4 anni prima. Nel dicembre del 2014, dopo «numerosi incontri» nell’ufficio del centro, Pestilli rassicura l’uomo sul «buon esito» dell’operazione e gli annuncia che «il 15 gennaio 2015 avrebbe consegnato i contratti necessari all’erogazione dovendo gli stessi essere vidimati dal tribunale e prospettando la conclusione dell’operazione per il successivo 26 gennaio». Ormai, manca poco per avere i soldi, dice la consulente, e sarebbe accaduto grazie a un codice da presentare in banca: «Mediante l’utilizzo di un documento che gli avrebbe consegnato sul quale era riportato un codice di 7 cifre che, consegnato in banca, avrebbe consentito l’accredito dell’intera somma richiesta al netto dell’importo della fidejussione». Passa la scadenza e il prestito non arriva: l’uomo si presenta dalla finanza e racconta tutto. «A seguito dell’esborso di denaro in favore della Pestilli, ho avuto difficoltà a onorare una rata del mutuo semestrale relativo alla sua abitazione e ci sono riuscito tramite la vendita di un’auto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

