Truffe on line, sgominata una banda

Otto pescaresi ai domiciliari: hanno intascato 210mila euro dagli acquirenti ma non gli hanno mai consegnato i prodotti
PESCARA. Erano abili, parecchio. Avevano grandi capacità di venditori on line. Esperti come pochi, informatissimi sulle caratteristiche della merce più varia, dal materiale tecnologico ai motori fuoribordo. Ma dietro questi presunti commercianti virtuali c’era solo una mega truffa. L’ha scoperta la polizia postale e delle comunicazioni nel corso di un’indagine, andata avanti quattro mesi, che ha portato all’emissione di undici misure cautelari. Sono state eseguite ieri mattina dal personale della Polpost, coordinato da Elisabetta Narciso, in collaborazione con il compartimento di Ancona, la squadra mobile di Pescara e il Reparto prevenzione crimine Abruzzo. Dei 33 indagati, sono otto le persone finite agli arresti domiciliari (tra cui una donna) e tre quelle sottoposte all’obbligo di dimora (tra cui una donna). Sono tutti di Pescara e provincia, alcuni hanno precedenti anche per reati dello stesso tipo.
Le indagini della sezione e-commerce della polizia postale di Pescara sono cominciate dopo una serie di denunce, presentate in tutta Italia. Le vittime segnalavano alla polizia di aver acquistato (cioè pagato) merce on line ma di non aver mai ricevuto a casa i prodotti ordinati. Un po’ per volta gli investigatori hanno ricostruito il quadro e cercato di anticipare le mosse dei truffatori, accusati di aver messo a segno oltre cento vendite fasulle, incassando 210mila euro.
Semplice ma efficacissimo il meccanismo escogitato. Il (finto) venditore di turno pubblica on-line, su un sito affidabilissimo, uno annuncio per vendere un oggetto hi-tech, un notebook, uno strumento musicale o altro ancora. Il compratore interessato si mette in contatto con lui, anche telefonicamente. Se chiede informazioni minuziose, riceve risposte pertinenti e convincenti (magari anche una foto). Il prezzo è conveniente, più basso di quello di mercato. E il venditore dichiara di essere molto lontano dalla città di residenza dell’acquirente, almeno 500 chilometri, per evitare richieste di incontro indesiderate. Quando il cliente abbocca, decide di comprare e raggiunge un accordo con il venditore, avviene il pagamento su una carta prepagata ricaricabile. Magari riceve anche una fattura (falsa), talvolta recapitata tramite whatspp. Poi attende la merce. Ma non arriverà mai. A quel punto scatta la denuncia. Entra in scena la Polpost che si attiva per risalire agli impostori: acquisisce le immagini delle telecamere degli sportelli Atm dai quali vengono ritirati i soldi versati sulle carte ricaricabili, riuscendo a spiare chi preleva i contanti. Poi monitora i movimenti che avvengono su queste carte e su quelle intestate alle stesse persone. Si tratta in molti casi di prestanomi e, mano a mano che gli investigatori scoprono che una carta viene usata per le truffe, la bloccano. Gli indagati non se ne preoccupano più di tanto, perché hanno a disposizione altre carte (37 quelle monitorate) e una lunga serie di schede telefoniche, tutto materiale intestato ad altri. Per ogni cliente vengono usati un numero telefonico e una carta prepagata diversa in modo da creare «una ragnatela» di dati identificativi, come ricostruiscono Narciso con Gianluca De Donato e Manuela Carulli. Intanto la banda continua ad incassare, mettendo a segno una truffa dopo l’altra, al punto che una sola carta riceve in una settimana ben 15 ricariche (anche per una tastiera, una batteria e dei fari per auto), per un guadagno di 8000 euro. Dopo aver visionato 200 video, identificato cento persone e messo insieme tutte le informazioni raccolte, anche incrociandole con la propria banca dati, la polizia arriva a un gruppo di truffatori già noto da tempo e a un altro gruppo fino ad oggi sconosciuto. E rimette tutto alla Procura (il pm è Anna Benigni). Ieri gli arresti, disposti dal giudice per le indagini preliminare Nicola Colantonio. L’accusa, a vario titolo, è di associazione per delinquere dedita alla commissione di truffe e di illecito utilizzo di carte di credito.
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