Trump dichiara guerra contro i nostri prodotti
Ritorsione dopo lo stop al manzo agli ormoni. Allo studio dazi fino al 100% Nel mirino Vespa e San Pellegrino. Gentiloni: «Niente barriere alla qualità»
NEW YORK. Nell’America di Trump i prodotti d’importazione hanno vita difficile. Acqua minerale San Pellegrino? Roba da manager in carriera. Motoscooter Vespa? Cose per giovani rampanti nelle grandi città. Formaggio Roquefort? Raffinatezze da gente da metropoli. Sono questi alcuni dei prodotti a cui Donald Trump vuole fare guerra. Una guerra che sta prendendo forma fra Washington e Bruxelles, con la Casa Bianca pronta a imporre tariffe penalizzanti su una serie di prodotti che arrivano dai Paesi europei: dazi che potrebbero addirittura raddoppiarne i prezzi.
Essendoci di mezzo anche marchi italiani la questione in queste ore sta avendo un forte impatto anche in Italia. «La qualità non ha frontiere - ha commentato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni - Dazi, protezionismi e chiusure non possono essere barriere in grado di mettere un freno alla qualità». Il premier, che incontrerà Trump il 20 aprile, ha precisato che sul prodotto di qualità l’Italia ha le carte in regola per competere «senza bisogno di essere particolarmente aggressivi nei confronti di nessuno».
In realtà non è una guerra nuova, ma con il protezionista Trump alla Casa Bianca questo braccio di ferro fra americani ed europei assume toni dirompenti. Quasi certamente, alla gran parte di coloro che hanno votato per The Donald importa ben poco delle Vespa o della San Pellegrino. È gente semplice che vive lontano dalle grandi città e non abituata a consumare prodotti che vengono dall’estero. È il popolo del “Make America great again” che ha incoronato il Tycoon grazie alla promessa di elevare a nuove altezze in brand Usa.
A mettere in difficoltà le bollicine dell’acqua minerale o le due ruote della Piaggio è la carne “made in Usa”. Nel 1998, quando la Casa Bianca era occupata dal democratico Bill Clinton, era avvenuto un primo scontro fra gli Stati Uniti e l’Unione europea a proposito dell’export americano di carne. La Ue aveva posto un blocco poiché si trattava di prodotti che contenevano quantitativi eccessivi di ormoni. L’America aveva risposto con la minaccia di dazi al 100 per cento sull’import di alcuni prodotti europei, compresi già allora scooter, acque in bottiglia e formaggi. Allora fu trovato un accordo che scongiurò nuovi dazi penalizzanti e la questione fu messa da parte per un decennio. Fino al 2008 con Barack Obama alla Casa Bianca quando nuovamente gli Stati Uniti tornarono all’attacco dopo avere perduto una fetta sostanziale del mercato europeo della carne, a tutto vantaggio dell’Argentina. «Con una ciclicità quasi decennale si ripropone il braccio di ferro con Washington» sottolinea un portavoce della Piaggio, precisando che della questione si era parlato già a febbraio. C’era stato un incontro a Washington fra esponenti di case europee di produzione di motocicli al quale aveva partecipato anche Rob Dingman, presidente dell’American Motorcyclist Association, a difesa del consumatore americano. «Per noi il mercato Usa rappresenta solamente il 2 per cento del fatturato totale» precisano alla Piaggio, dove improssivamente giovedì si sono trovati travolti dalla decisione presa a Washington. Ieri l’attenzione del Gruppo di Pontedera doveva essere sull’India, con veicoli a due, tre e quattro ruote che dal primo aprile saranno sul mercato indiano conformi alla nuova normativa sulle emissioni. Ma la notizia del Wall Street Journal ha costretto il Gruppo Piaggio a intervenire davanti a un calo in borsa che, dopo esser arrivato al 4% in mattinata, è stato contenuto a un -0,53% . Nel mirino della Casa Bianca ci sono 90 prodotti europei, in arrivo soprattutto, ma non solo, da Italia, Francia e Germania, per un valore complessivo però non superiore a 100 milioni di dollari, il massimo secondo le norme del Wto sui dazi punitivi. Con Clinton, Bush o Obama il braccio di ferro si era allentato. Ora l’emissario di Trump a Bruxelles potrebbe fare sul serio.

