Tumori, arriva il robot che corregge il chirurgo

20 Maggio 2016

Ospedale, già 30 interventi al colon in Chirurgia generale con “Xi Da Vinci” La macchina opera con quattro bracci e consente una visione in 3D

PESCARA. Sono passi da gigante, quelli compiuti dalla chirurgia pescarese nell’ultimo anno e poco più. In un primo momento sono entrati in sala operatoria i robot, per supportare l’attività medica, e poi le macchine più datate sono state sostituite con un apparecchio di ultima generazione e per la chirurgia colo-rettale si è aperto da qualche mese un nuovo e avveniristico capitolo. Con l’ingresso in sala operatoria di “Xi Da Vinci”, avvenuto di recente, Pescara si è dotata del meglio in assoluto sul fronte della tecnologia, vale a dire un sistema robotico a quattro bracci, con tecnologia all’avanguardia e visione in 3D, al punto che l’ospedale Spirito Santo può vantarsi di avere pochissimi concorrenti a livello nazionale e i pazienti sanno di poter subire interventi meno invasivi e con un recupero più rapido.

Il passaggio da un’era all’altra è stato sancito nel corso di un convegno all'Esplanade, affollatissimo, che ha riunito i chirurghi di Abruzzo e Molise e decretato la transizione dalla chirurgia di Giuseppe Colecchia a quella di Massimo Basti, rispettivamente ex e attuale direttore della Chirurgia generale dell’ospedale civile.

Una transizione «non solo a livello fisico», spiega Basti, «ma anche dal punto di vista tecnologico-chirurgico, visto che nel tempo si è passati dalla laparotomia, cioè dal taglio con il bisturi, alla robotica, passando per la laparoscopia». Il sistema robotico “Xi Da Vinci”, poi, è il massimo a cui si potesse puntare perché rappresenta «il superamento di qualsiasi metodica esistente sul mercato», dice con soddisfazione Basti sottolineando che Pescara è «diventata assolutamente competitiva per la chirurgia oncologica di tumori digestivi e colo-rettali». Ma cosa accade in sala operatoria? Il chirurgo, posizionato di fronte a una consolle, opera il paziente a distanza, senza alcun contatto fisico. Sono i bracci del “Da Vinci” a muoversi sul paziente e sono comandati a distanza, dalla consolle, e quindi dal chirurgo. «Se prima c’era bisogno del bisturi, ora serve la tecnologia, e nella chirurgia colo-rettale il nostro ospedale è perfino pronto ad affrontare la competizione con strutture di livello europeo», fa notare sempre Basti spiegando che in Italia l’alternativa è rappresentata da Pisa e forse nulla più. Grazie al robot si azzera, ad esempio, il problema del tremore del chirurgo, e non è cosa da poco, ed è facile immaginare che in futuro il medico opererà a distanza, magari da un luogo diverso rispetto alla sala operatoria, così come si può ipotizzare che la “macchina” correggerà gli errori medici, o meglio bloccherà per tempo eventuali sbagli.

«Un tempo il chirurgo era il leader indiscusso a livello soggettivo», commenta Basti, «Ora, con i robot, c’è un’oggettivazione dell’attività clinica: l’interfaccia che si crea tra chirurgo e paziente è in grado di registrare le mosse di chi interviene e di correggerle. E’ un meccanismo di controllo a cui i chirurghi forse non erano abituati, ma sarà il must dei prossimi anni» anche perché i nuovi sistemi «abbassano al massimo le possibilità di complicanze». Ed è proprio questo il nodo centrale della questione: chi entra in sala operatoria sa che l’intervento è «molto meno invasivo rispetto al passato, il ricovero e la ripresa sono più rapidi (i tempi si abbattono del 25 per cento circa) e c’è anche il vantaggio che le spese si riducono per il sistema sanitario».

Pescara è già entrata nel futuro, perché «qui si opera in questo modo in maniera routinaria: il dipartimento di Achille Lococo, che ha puntato sulla tecnologia, ha già eseguito circa 150 interventi mentre noi ci attestiamo su trenta interventi in pochi mesi sui carcinomi del colon destro». E guardando in questa ottica alla chirurgia di domani, è facile immaginare che i piccoli ospedali, quelli privi di tecnologia, abbiano «vita breve».

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