Turbine, frane e scuole I soldi non ci sono più

Domani scioperano seicento dipendenti. Sit-in in Abruzzo e corteo a Roma Il presidente Di Marco: «Quest’anno può accadere un’altra Rigopiano»
PESCARA. Non ci sono più soldi per la manutenzione di scuole e strade. Non c’è neppure un euro per le frane devastanti, il dissesto idrogeologico, i piani neve e l’acquisto di nuove turbine. «L’Abruzzo quest’inverno rischia un’altra Rigopiano», avverte Antonio Di Marco, il presidente dell’Unione Province abruzzesi che sta pagando sulla propria pelle, come indagato, la catastrofe dell’hotel dove sono morte 29 persone.
ERA EVITABILE. «Se avessimo potuto fare un piano neve potenziato non sarebbe andata a finire così», afferma Di Marco, «ma quest’anno la situazione è peggiore». Le Province italiane sono in rivolta per i fondi tagliati con la scure. Domani i dipendenti degli enti manifesteranno a Roma e davanti a ciascuna sede provinciale. Scioperano a turno per tutto il giorno, a cominciare dalle 9, perché agli effetti devastanti che i tagli hanno inflitto ai territori si aggiungono altri due gravi problemi: assunzioni bloccate e stipendi a rischio per chi lavora in enti che non sono mai stati aboliti, ma lasciati senza fondi e con le stesse competenze di prima.
GRANDI NUMERI. I numeri in Abruzzo sono enormi: 5.989 chilometri di strade che restano senza manutenzione. Su tutti svetta la Provincia dell’Aquila con 1.829 chilometri. Sono 747mila invece i metri quadrati degli istituti scolastici superiori per i quali non c’è un euro. Mentre i piani neve resteranno solo sulla carta perché nelle quattro province solo una ha approvato il bilancio (Chieti) ma non ha ricevuto i soldi (2 milioni) per i lavori di somma urgenza di gennaio scorso quando la neve ha messo in ginocchio l’intera regione accanendosi su Farindola. Figuriamoci se quest’anno le ditte che intervennero con ruspe e turbine per la grande nevicata accetteranno di lavorare ancora una volta gratis. Accade in Abruzzo e altrove.
LE DUE DATE. Per questi motivi scatta lo sciopero nazionale, del personale delle Province e città metropolitane, indetto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil Funzione pubblica. Mentre i quattro presidenti abruzzesi convocano, per il 20 ottobre, gli stati generali per l’emergenza-Province. Il messaggio, rilanciato ieri dai sindacati, chiama a raccolta 678 dipendenti. Non siamo ancora ai livelli di Vibo Valentia, dove chi lavora in Provincia non ha più lo stipendio. Ma potrebbe accadere anche da noi, a cominciare da Pescara e Chieti. «Lo sciopero è stato indetto per trovare soluzioni alla situazione di estrema difficoltà che stanno vivendo questi enti», spiega Gabriele Martelli, segretario regionale della Cisl Funzione pubblica.
QUATTRO PUNTI. Garantire il pagamento degli stipendi, stanziare risorse adeguate per salvare gli enti, molti dei quali in dissesto economico, sbloccare il turn over e stabilizzare i precari. Sono queste le richieste dei dipendenti: 235 nella Provincia dell'Aquila, 134 a Pescara, 160 a Teramo e 149 a Chieti. La protesta è appoggiata dai quattro presidenti. Ieri pomeriggio, a Pescara, si è infatti svolta una riunione presieduta dal presidente dell'Unione Province abruzzesi, Di Marco, che ha convocato Mario Pupillo, presidente della Provincia di Chieti, Renzo Di Sabatino di Teramo, e Angelo Caruso, Presidente della Provincia dell'Aquila.
I PRESIDENTI. «La legge di bilancio 2018 su cui il Governo sta lavorando dovrà necessariamente prevedere contributi adeguati per l'erogazione dei servizi di cui sono titolari le province», è l'obiettivo da raggiungere. Perché è impossibile gestire una programmazione reale delle attività, dicono i presidenti. Il tema sarà affrontato il 20 ottobre, a partire dalle 16.30, nella sede della Provincia di Pescara «a viso aperto con i parlamentari abruzzesi, affinché possano intervenire nell'ambito della manovra finanziaria, e alla presenza dei sindaci e consiglieri provinciali delle quattro province nonché dei consiglieri regionali», annunciano i responsabili dei quattro enti. «Sosteniamo l'azione di protesta del personale provinciale», conclude Di Marco, «e porteremo la questione all'attenzione dei nostri rappresentanti abruzzesi in Parlamento perché la questione delle risorse per il comparto Province diventi realmente oggetto di impegno a livello centrale sia per la parte corrente che per gli investimenti».

