Tutta la città in strada per celebrare l’impresa

10 Giugno 2016

Folla in piazza Salotto, la gioia esplode dopo il primo tempo di gelo

PESCARA. A piazza Salotto sono le 22,32 ma sembra Capodanno, con i minuti di recupero che scorrono sul maxi schermo e il conto alla rovescia, braccia verso il cielo e bandiere che sventolano a inseguire la festa che alla fine esplode, magica e biancazzurra. Felice. «Evvai, abbiamo vinto», grida Edoardo sette anni e sorriso paffuto, mentre tutt’intorno la piazza si abbraccia, salta, canta e fa selfie. Migliaia di selfie che immortalano la felicità non solo di Pescara, ma dell’Abruzzo intero con famiglie, coppie e comitive arrivate già dal pomeriggio in piazza Salotto per vivere il sogno. Ma ci vuole tempo, perché quando il Trapani segna dopo cinque minuti la piazza, sono circa diecimila, si fa buia. Gelo e tensione che si scaricano ogni volta che l’inquadratura di Sky punta su Cosmi, l’allenatore del Trapani ed ex del Pescara a cui vanno solo fischi, insulti e «dova cazz’ a vì». «Dai dai, Lapadula contro tutti», dicono tra la folla, ma quando l’arbitro a Lapadula fischia il fuorigioco la tensione si trasforma in rabbia. C’è paura ma non si smette di crederci, la voglia di volare è troppa, e i tifosi hanno imparato ad aspettare. «La partita è lunga ma ce la faremo, brucia troppo la delusione dell’anno scorso»; dice Marco Pennarossa arrivato da Città Sant’Angelo con la moglie e il figlio Lorenzo, 3 anni, che ha voluto la bandiera e allora il padre gli ha comprato quella e anche la maglietta. Di Lapadula, ovvio.

«Il Pescara vince», anticipa timidamente un altro Lorenzo, 8 anni e la bandiera appena comprata che ancora non fa sventolare, «c’ho paura». Impassibili ma curiosissimi Evenio Pierfelice, medico di piazza Duca e la moglie Anna Radico, biologa, che tra petti nudi e bottiglie in frantumi a terra mangiano in piedi la loro pizzetta: «Non abbiamo cenato per venire qua, a vedere se va in serie A».

Sta nero invece Antonio Damiano, a Guardiagrele detto “quarchione” dalle 18,30 in piazza Salotto con la figlia, il nipotino e il futuro genero. Nell’intervallo arrivato all’improvviso dopo il disguido tecnico che per un paio di minuti fa apparire sul maxi schermo una vecchia partita di Roma Napoli, Damiano, tifoso biancazzurro da 50 anni, si sfoga: «Il rigore non ce l’ha dato, il loro gol non era valido e Lapadula non era in fuorigioco. L’arbitraggio non mi va a genio, altro che chiacchiere».

«Qua è nu’ burdell, se rimane uno a zero va bene, ciao mammà», dice al telefonino un uomo di mezza età con la compagna abbracciata. «Potrebbe andate meglio», confida Andrea Acquarola, arrivato da Vasto con la moglie Patrizia Loreta, «ma finisce uno a uno, sicuro uno a uno», prevede quando la piazza è ancora sgretolata causa intervallo. Una pausa infinita rispetto alla voglia di festeggiare che tanti usano per ritrovarsi («sto qua tra la farmacia e quello che vende le bandiere»), con dialoghi su cani e aree di sgambettamento e problemi di università: «Se non so fare gli esercizi mi alzo e me ne vado, ma stavolta il 24 lo accetto», dice con una birra in mano Alessia da Taranto al collega di Ingegneria delle costruzioni di Roccascalegna, Alejandro Di Gregorio che ammette: «Stiamo preparando Geotecnica. Il Pescara? Veramente è solo una scusa per staccare». Il secondo tempo riprende e Carla, accanto al marito Adolfo, arrivati da via Pietro Nenni, guarda rassegnata il maxi schermo, «sì mi piace, ma ho seguito mio marito». Passano i minuti, il clima è cambiato, la piazza ha paura ma vuole il gol, e lo chiama fino a quando arriva al 12’ con Verre. E sono coriandoli, trombe, fumogeni, abbracci e schiuma di birra spruzzata in alto a bagnare le teste.

Piazza Salotto è finalmente un mare biancazzurro di bandiere. Ecco lo striscione “Nu sem nu”, e i cori, «m’innamoro solo se», «ma dova cazzà vì», «chi non salta trapanese è». «che bello è...».

L’euforia è alle stelle ma c’è ancora un po’ di paura. Applausi per Caprari che esce, e poi ancora per Benali.

Lorenzo, sette anni, reclama la sua visuale, con il nonno che se lo carica in braccio sperando che sia sempre la volta giusta. Ma il raddoppio non arriva, e allora «chiudi, chiudi, fischia», gridano all’arbitro con i telefonini che si alzano, pronti per la festa. «Ma non finisce?», chiede ancora Lorenzo al nonno, «dammi la mano nonno’» gli dice invece la nonna che quando l’arbitro fischia se l’è già portato lontano, fuori dall’improvvisa bolgia.

«Eccola qua Pescara, si ritrova solo per il calcio, solo sul pallone. Pure se c’era un televisore 14 pollici stavano tutti qua per tifare insieme», commenta Claudio Minicucci.

«Non è che siamo proprio tifose, ma questa è una festa per la città, una scusa per stare insieme e ridarsi un po’ di entusiasmo», commentano Sandra Cipollone e Monica Ciancetta che regala pure lo scoop finale: «Oddo l’ho visto crescere, mia sorella gli faceva da baby sitter, un bambino bellissimo e pestifero, non stava mai fermo». Ma stavolta è una città, una regione intera a non stare più ferma, perché è serie A, serie A, serie A. E mentre gridano e cantano c’è chi fa all’amico: «Ma a te t’è arrivata la birra addosso?», «a me sì». È festa.

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