Tutti contro tutti nella guerra della strada

6 Novembre 2014

I pedoni accusano i ciclisti e loro se la prendono con motociclisti e automobilisti: ogni giorni liti per i troppi pericoli

PESCARA. Tutti contro tutti: è una guerra degli insulti. I pedoni contro i ciclisti che «sfrecciano ovunque», a partire dalla riviera: «E adesso ci sono anche quelli con le biciclette elettriche che vanno ancora più forte». I ciclisti contro i pedoni, che attraversano la riviera «senza nemmeno guardare e magari smanettando con l’iPhone», e contro gli automobilisti, colpevoli a loro dire di «prendersi tutta la strada per sé come se fossero i padroni di Pescara». Poi ci sono i motociclisti e gli automobilisti, anche loro contro tutte le altre categorie, a partire però dai più maledetti di tutti gli altri, quasi peggio dei proprietari dei cani che non ne raccolgono gli escrementi: «Ehi, cari ciclisti, se volete salvare il mondo potete farlo anche un po’ più a destra», così recita l’ultimo sfottò diventato virale grazie a Facebook. Una guerra della strada che si consuma tutti i giorni, tra liti, mini incidenti e ogni tanto anche tragedie, pure a Pescara. Non sarà come New York – un pedone e un ciclista uccisi ogni due giorni tanto che John McEnroe, tennista leggendario con la competitività nel sangue, è stato costretto a buttare via la bici per i troppi pericoli – ma pedoni, ciclisti e motociclisti sanno bene che sfidare il traffico pescarese è sempre un’impresa e guai a distrarsi anche soltanto un centesimo di secondo.

Maurizio Acerbo, l’ex consigliere regionale e comunale di Rifondazione comunista schierato a difesa della Strada parco, è uno che va a piedi quasi sempre e in bici tutti i giorni. Se proprio deve salire su un mezzo a motore, di solito, sceglie gli autobus. È uno di quelli che girano con la targa «No oil» appesa alla sella: «Anche se», precisa, «di solito me la fregano e adesso non ricordo neanche più se ce l’ho ancora». Poi si fa serio: «Il principale fattore che induce i cittadini a passare da un uso festivo dell’andare a piedi o in bici a un uso quotidiano è la sicurezza ma, a Pescara», riflette Acerbo, «su questo siamo ancora al livello del Terzo mondo. Servono strisce pedonali che si vedano e poi per capire quanto è pericoloso andare in bici basta provare a farlo in viale Bovio», dice l’ex consigliere ricordando il percorso per andare alla sede della Regione. «Per questo, uno dei motivi del successo della Strada parco è stato proprio l’aspetto della sicurezza visto che ci sono piste ciclabili senza connessioni garantite oppure che finiscono nel nulla. A Pescara non si può sacrificare la Strada parco al filobus, mentre è necessario studiare prima una rete di sensi unici per consentire ai mezzi pubblici di scorrere».

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