Tutto è partito dalle denunce dei familiari di tre vittime del Covid
Tre denunce per furto di monili in ospedale presentate ai carabinieri da Simona Sperinteo, pescarese; Dario Di Girolamo di Spoltore e Luciano Andreoli di Pianella (che ieri hanno mostrato magliette...
Tre denunce per furto di monili in ospedale presentate ai carabinieri da Simona Sperinteo, pescarese; Dario Di Girolamo di Spoltore e Luciano Andreoli di Pianella (che ieri hanno mostrato magliette bianche con i nomi dei loro cari stampati in nero) hanno messo in moto il procedimento che ha condotto all'elaborazione di una nuova stesura del regolamento Asl (delibera numero 252) sulla gestione degli effetti personali dei pazienti ricoverati. Simona Sperinteo ha ricoverato in ospedale il papà malato, Giuseppe, 69 anni, il 9 gennaio 2021: «Al rientro dalla sala operatoria non aveva più la catenina. Alle mie domande su dove fosse finita, dal personale sanitario non ho mai avuto risposte. Ho denunciato, mi risarciranno. Non mi importa dei soldi, quell’oggetto aveva un valore affettivo. Papà è morto il 16 sapendo, per non fargli dispiacere, che la catenina l’avevo recuperata». Dario Di Girolamo aveva comunicato su whatsapp con il fratello Giovanni, morto con il Covid il 21 marzo 2021 a 62 anni, la notte del 15 marzo. Mostra i messaggi sul telefonino e racconta: «Alle 3.03 mi ha scritto: attenzione, l’infermiere mi ha tolto la collana d'oro, mai più ritrovata». Marisa Di Quinzio è scomparsa per Covid a 44 anni il 19 marzo 2020. «Indossava bigiotteria, ma le hanno rubato il cellulare e il denaro che aveva infilato nella custodia», rivela il marito Luciano Andreoli, «l’infermiera ci disse di aver imbustato tutto e mandato in direzione sanitaria. Ma della busta nessuna traccia». (c.co.)

