Uccise Di Resta a Pescara, preso il killer latitante

Nicola Cassano sorpreso in un ristorante in provincia di Forlì, non era rientrato in carcere dopo un permesso premio
PESCARA. Hanno aspettato che finisse di mangiare e, una volta all’aperto, l’hanno arrestato in flagranza. E’ finita in un ristorante in provincia di Forlì-Cesena la latitanza di Nicola Cassano, 46 anni, originario di Melfi, uno dei killer del maresciallo Marino Di Resta. Fu lui il primo a sparare due colpi, di cui uno raggiunse al torace il sottufficiale. Era il 16 settembre 1996.
Cassano era evaso dal carcere di Porto Azzurro, in provincia di Livorno, il 18 marzo 2013, al terzo giorno di un permesso premio e da allora aveva fatto perdere le sue tracce. Ma una soffiata su un incontro tra quattro persone ha messo gli investigatori sulla pista giusta: i poliziotti della squadra Mobile di Forlì e di Potenza sono arrivati in un locale di Bertinoro, si sono mischiati ai clienti, hanno riconosciuto Cassano e un’altra persona che era a pranzo con lui e hanno atteso fuori il quartetto. In tasca, aveva ancora le chiavi del rifugio sui colli bolognesi.
L’arresto. Una volta all’aperto, i poliziotti hanno accerchiato i quattro e arrestato in flagranza di reato Cassano e denunciato per favoreggiamento un uomo di 53 anni, originario di Milano e residente a Bologna, che l’avrebbe coperto in questo periodo offrendogli ospitalità in un rifugio sui colli bolognesi.
Nella tasca di Cassano sono state trovate le chiavi della casa usate poi dagli investigatori per andare a perquisire il rifugio sulle colline di Bologna dove sono stati trovati gli effetti personali di Cassano. L’uomo aveva una carta d’identità falsa e prima ha negato la sua identità ma poi ha ceduto ed è stato arrestato. Lunedì mattina, sarà processato per direttissima.
Il permesso premio. Otto colpi di pistola, alcuni dei quali sparati mentre Di Resta era già a terra, agonizzante. Era stato ucciso senza pietà il maresciallo che, il 16 settembre 1996, aveva fatto irruzione in una casa ai Colli di Pescara dove si nascondevano i rapinatori di un rappresentante di gioielli: Di Resta aveva 34 anni, era sposato e papà di due figli. Un mese dopo il suo omicidio quattro persone vengono arrestate e assieme a Cassano, all’epoca 28enne, finiscono in cella Carmine Marolda, allora 35enne, lucano, considerato il capo, e due 27enni di Cerignola, Antonio Scelsi e Gianfranco Sgaramella.
Cassano era stato condannato in secondo grado a 30 anni di carcere dopo che la Corte d’Assise di Chieti gli aveva inflitto l’ergastolo. Rinchiuso nel carcere in provincia di Livorno sarebbe dovuto uscire nel 2022. Lo scorso anno, però, l’uomo aveva ottenuto un permesso premio di tre giorni: lasciare il carcere di mattina e rientrare la sera. Ma al terzo giorno di permesso Cassano non è più rientrato nel carcere genovese. Un’evasione che era stata una replica di quella di Scelsi – condannato a 16 anni – che sempre per un permesso premio non era più rientrato in carcere dal dicembre 2012 per essere poi riarrestato nell’aprile 2013. Domani, per Cassano sarà celebrato il processo per direttissima.
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