Uccise il vicino: un altro sconto di pena

18 Luglio 2020

La Corte d’Assise d’appello riduce a 12 anni e 8 mesi il carcere per Mucciante. La vedova: è un’altra pugnalata a mio marito

PESCARA. «Questa è un’altra pugnalata mortale che hanno dato a mio marito». È delusa e non si dà pace Vittoria Ventrella, moglie di Salvatore Russo, ucciso con 38 coltellate il 25 aprile 2018 da un vicino di casa, il 53enne Roberto Mucciante, perché disturbato dai rumori a suo dire provenienti dall’appartamento della vittima. Ieri la Corte di Assise d'appello dell'Aquila ha ridotto la condanna dell’assassino di Salvatore a 12 anni e 8 mesi di reclusione, escludendo l’aggravante dei futili motivi. Il pg, Alberto Sgambati, aveva invece chiesto la conferma della pena a 16 anni di reclusione inflitta in primo grado all’assassino di Russo, tramite abbreviato, dal gup del tribunale di Pescara, Elio Bongrazio. Un verdetto beffardo per i familiari del povero Salvatore, sposato, padre di quattro figli, gran lavoratore e stimato da tutti. Vittoria e le figlie Antonella e Maria, alla lettura della sentenza della Corte aquilana, presieduta dalla giudice Armanda Servino (a latere Carla De Matteis), hanno reagito con urla di rabbia e dolore. E poi tante lacrime: «Siamo deluse dalla sentenza», si sfoga Vittoria, «è una pagliacciata per noi. Speravamo in una giustizia. Non c’è certezza della pena. Per un delitto così efferato, si possono dare solo questi anni? Non è giustizia».
Con l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, Mucciante, presente in aula e difeso dagli avvocati Gianluigi Amoroso e Clara Di Sipio, si è quindi visto ridurre ulteriormente la condanna, dopo lo sconto di pena già ottenuto in primo grado per la scelta del rito abbreviato e per la seminfermità mentale accertata da una perizia psichiatrica del professor Massimo Di Giannantonio, docente di Psichiatria alla facoltà di Medicina dell’università D’Annunzio, secondo la quale all'epoca dei fatti l’imputato era parzialmente incapace di intendere e di volere, poiché «affetto da una patologia psichiatrica che ne ha compromesso grandemente la capacità di autodeterminarsi». Nello specifico, la diminuente della seminfermità mentale era stata ritenuta dal gup equivalente all’aggravante dei futili motivi e, conseguentemente, il giudice di prime cure nel determinare la condanna era partito dal massimo della pena prevista per l’omicidio non aggravato, 24 anni, e poi aveva ridotto di un terzo per effetto del rito abbreviato. Risultato: 16 anni.
Sulla parziale riforma della sentenza in appello, con esclusione dei futili motivi e diminuzione dell’entità della pena, probabilmente avrà inciso la parziale incapacità di intendere e di volere dell’imputato.
«Se era totalmente incapace, dice Vittoria, «i processi non si sarebbero fatti. Parzialmente vuol dire che era cosciente di quello che faceva perché è sceso con il coltello».
Il delitto avvenne nel garage del palazzo dove vivevano Mucciante e Russo, rispettivamente al primo e al secondo piano, all’angolo tra via del Circuito e via Pian delle Mele, quasi al confine con Villa Raspa. Una furia omicida quella di Mucciante, che colpì il vicino prima al torace e all'addome, con il colpo fatale al cuore, e poi dietro alla schiena. «Le prime tre coltellate», afferma la moglie di Russo, «sono state quelle mortali, le altre 35 le ha tirate al vento? Ne ha date 38, non le ha contate, ma voleva essere sicuro di ammazzarlo».
Delusi e amareggiati per il verdetto anche i legali dei familiari della vittima, gli avvocati Andrea Cocchini e Alessandro Dioguardi. «Per commentare la sentenza», affermano i due, «c’è bisogno ovviamente di leggere le motivazioni. Ci auguriamo che, laddove ve ne fossero i requisiti e gli estremi, la procura generale impugni questa sentenza in Cassazione. Ci preme poi sottolineare l’aspetto umano della vicenda: c’è una famiglia che ha vissuto e sta vivendo il dramma più brutto che possa esserci e, oltre al fatto che non verrà mai risarcita per intero e a oggi non ha visto un euro, ha subìto anche la beffa di vedere l’assassino del proprio caro condannato a soli 12 anni».