Uccise l’amico, niente ergastolo: per Spinelli pena ridotta a 16 anni

17 Febbraio 2023

PESCARA. Niente più ergastolo per Guerino Spinelli, il 32enne pescarese accusato aver ucciso, la mattina del primo gennaio del 2020, in un appartamento del Ferro di cavallo, a Rancitelli, Marco...

PESCARA. Niente più ergastolo per Guerino Spinelli, il 32enne pescarese accusato aver ucciso, la mattina del primo gennaio del 2020, in un appartamento del Ferro di cavallo, a Rancitelli, Marco Cervoni di 35 anni. Ieri, la Corte d'Assise d’Appello dell’Aquila ha ridotto la pena a 16 anni di reclusione. È caduta l’aggravante dei futili motivi ed è stato riconosciuto il giudizio abbreviato, che il suo avvocato Melania Navelli, aveva già richiesto in primo grado. «È stata una sentenza equa, giusta, corretta», sottolinea il legale, «e proprio per questo, non credo che ricorrerò in Cassazione. Spinelli, in sede di udienza, ha fatto delle dichiarazioni spontanee, ribadendo quello che ha sempre sostenuto, ossia che tutto è nato da una colluttazione e da parte sua non c’era la volontà di uccidere. Noi abbiamo lavorato sui testimoni, che hanno negato minacce e di aver visto. Ora aspetteremo comunque le motivazioni».
Il 31 maggio scorso, la Corte d’Assise di Chieti aveva condannato Spinelli alla massima pena, quella dell’ergastolo, accogliendo in toto la tesi del pm Anna Benigni, che nella sua requisitoria aveva ripercorso, istante per istante, quella mattina del primo gennaio.
Stando a quanto ricostruito nel corso delle indagini, condotte dalla squadra mobile, Spinelli si sarebbe recato a casa della vittima, ospite di una coppia di amici, e avrebbe subito aggredito l’amico perché non gli rispondeva al telefono (da qui i futili motivi). Cervoni sarebbe prima stato colpito in casa con un bastone e poi picchiato selvaggiamente da Spinelli fuori dell'uscio, con calci e pugni. A sostenere questa versione sarebbero stati la coppia che ospitava la vittima e un vicino di casa sentito anche in incidente probatorio, nel corso del quale avrebbe però parzialmente ritrattato quanto dichiarato in un primo momento. Durante la sua audizione, nel corso del processo davanti alla Corte d'Assise di Chieti, Spinelli, così come ieri, ha fornito una versione differente del fatto. Alla Corte ha detto di ricordare poco, perché era ubriaco. Ha però confermato di essere entrato nell’appartamento dove Cervoni era ospite della coppia da circa due mesi. Ha detto anche di essere andato lì a fare gli auguri all’amico e poi di aver discusso con lui, ma senza ricordarne il motivo. Ha inoltre confermato di essersi picchiato con la vittima, che era sporca di sangue, e poi di essere salito a casa della madre che abita nello stesso stabile. Soltanto una volta uscito dall’appartamento, ha detto di aver visto Cervoni che era a terra davanti all’uscio. Un delitto molto efferato, che ha scosso la città. È stato proprio dopo quel fatto di sangue che il sindaco Carlo Masci chiese con forza l'abbattimento del Ferro di cavallo. Già il giorno dopo, inviò una lettera al presidente della Regione Marco Marsilio e al presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri per richiedere fondi da utilizzare per abbattere il complesso di via Tavo. Nella missiva, il sindaco spiegava che l’obiettivo dell'amministrazione era quello di «contrastare il degrado urbano e ambientale e garantire una maggiore sicurezza».
E dunque, scriveva Masci, «anche alla luce dei recenti episodi di cronaca caratterizzati da condotte delittuose che hanno destato nella popolazione allarme sociale», riveste «particolare importanza la riqualificazione del quartiere Rancitelli» attraverso un intervento di recupero urbano e sociale che «dovrà necessariamente passare attraverso la demolizione del Ferro di cavallo simbolo di incuria, degrado e illegalità del quartiere».
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