Ucciso e gettato nel fiume Arrestato il vicino di casa

26 Novembre 2021

Fulvio Declerch, 53enne, è stato accoltellato e portato fuori con una carriola

POPOLI. Accoltellato alla testa e al volto, caricato su una carriola per muratori e trasportato da casa fino al fiume Pescara, a un centinaio di metri, dove è stato scaricato e abbandonato. Una morte terribile per Fulvio Declerch, 53 anni, disoccupato, di Popoli, che ha messo fine a un’esistenza non sempre serena, spesso in salita e comunque segnata dall’alcol. Per i carabinieri, che si sono occupati delle indagini, ad uccidere Declerch è stato Alessandro Chiarelli, 29 anni, che viveva proprio di fronte casa del 53enne. Nel pomeriggio, dopo essere stato bloccato in casa, è stato sottoposto a fermo di indiziato del delitto di omicidio. I due, entrambi con precedenti, si vedevano spesso in giro insieme, a Popoli, ma non erano mancati gli screzi, tra loro, e nella cittadina si narra anche di un pestaggio precedente.
L’allarme, in via De Contre, a Popoli, è scattato ieri mattina, poco prima delle 9.45. A pochi metri dal fiume passeggia un uomo, con il cane. Vicino alla sede attuale del Comune, l’uomo nota il corpo di Declerch, senza scarpe né giubbino, in abbigliamento da casa, abbandonato sull’erba che costeggia il corso d’acqua. Telefona subito al sindaco Dino Santoro, suo cognato, e da lì si attiva tutto. Vengono informati il 118, nella vana speranza che Fulvio sia ancora vivo, e i carabinieri, intervenuti con il personale della compagnia di Popoli, agli ordini del maggiore Giovanni Savini, e con i colleghi del Nucleo investigativo del Reparto operativo, guidato dal colonnello Gaetano La Rocca. La zona viene transennata e un po’ per volta viene a galla la verità. Il corpo del 53enne è stato scaricato lì con una carriola, una di quelle da muratore, trovata lì a fianco, imbrattata di sangue. È stato gettato nel fiume dal muretto che sovrasta il corso d’acqua. Se la speranza era che il Pescara se lo portasse via, non è accaduto, anzi. Ma il desiderio di disfarsene dev’essere stato fortissimo perché il 53enne è stato trasportato lì con la carriola da casa sua, che si trova sempre in contrada De Contra, un centinaio di metri a monte, rispetto al fiume, percorrendo una scalinata. Su quei gradoni ci sono ancora delle tracce di sangue evidenti, segni del passaggio della carriola, prelevata dal deposito di una casa trovato con il lucchetto aperto e la porta in ferro accostata.
Mentre il medico legale Cristian D’Ovidio si occupa di un primo esame del corpo di Declerch, gli uomini dell’Arma passano al setaccio per ore il suo alloggio, una casa dignitosa che si sviluppa su piano terra e primo piano, dove si trovano rispettivamente zona giorno e zona notte. Trovano sangue, nella zona giorno, segno dell’aggressione e dell’accoltellamento che ha portato alla morte del 53enne, colpito al volto e alla testa. Ci sono anche dei segni di trascinamento e, soprattutto, c’è l’arma che potrebbe essere stata usata per uccidere il 53enne, un coltello da cucina, finito sotto sequestro.
I primi sospetti dei carabinieri si concentrano subito su Alessandro Chiarelli, che si è trasferito a Popoli da Roma da qualche anno, vive proprio di fronte a Declerch e come lui si è fatto conoscere dalle forze dell’ordine. Solo due giorni prima dell’omicidio è stato arrestato per tentata rapina ed estorsione ai danni di una farmacia del posto e nei suoi confronti è stato disposto l’obbligo di dimora, con prescrizione della permanenza a casa di notte.
A pochi passi, a casa sua, c’è Chiarelli, sta dormendo. I carabinieri trovano indumenti sporchi di sangue e tracce ematiche nella lavatrice dove ha messo a lavare altri capi: per i militari dell’Arma non ci sono dubbi sul nesso con l’omicidio. L’uomo, tra l’altro, ha dei graffi al volto e alle mani, segni evidenti di violenza. Viene portato in caserma, dopodiché nei suoi confronti scatta il fermo, ma a quanto pare non avrebbe dato indicazioni utili agli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Gabriella De Lucia, che ha raggiunto Popoli.
Le indagini, che si sono sviluppate rapidamente, non sono concluse. Non si esclude la partecipazione di altre persone, sia all’omicidio sia al tentativo di far sparire il cadavere. Sarà l’autopsia a dire come e quando sia stato ucciso Fulvio Declerch. Intanto dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo sono arrivati i complimenti e i ringraziamenti a carabinieri e procura per «la tempestività e la professionalità».