Ucciso in cortile a coltellate per la busta della spazzatura

Bengalese di 44 anni colpito al cuore sotto casa, fermato un marocchino
PESCARA. Due o tre coltellate per mettere fine a una lite scoppiata per questioni condominiali, forse a causa di una busta di rifiuti lasciata fuori posto. È stato ucciso per un motivo banale un bengalese di 44 anni: la vita di una persona vale come un sacchetto della spazzatura da gettare via. Si chiamava Afsal Hossain Khokan e, da poco, aveva conquistato il permesso di soggiorno: in Italia da almeno 12 anni, lavorava in una paninoteca nel centro della città e mandava i soldi guadagnati alla moglie e ai figli lontani oltre 7mila chilometri. Teatro dell’omicidio, il cortile di un palazzo di tre piani in via Gran Sasso 17, la strada trafficata che immette sulle rampe del ponte Flaiano e poi si disperde verso l’Asse attrezzato. Le coltellate sono andate a segno intorno alle 10.30 di ieri, sotto gli occhi degli automobilisti spazientiti in coda: un pugno di secondi e il 44enne è finito a terra in una pozza di sangue. Il colpo mortale, l’assassino, un marocchino di 63 anni, fermato in serata, gliel’ha sferrato al cuore, quasi per avere la certezza della morte. E così è stato: senza scampo, il bengalese è morto sul battuto di cemento.
LA RICOSTRUZIONE Prima una discussione tra 4 o 5 persone e poi la rabbia che è sfociata improvvisa nelle coltellate assestate con violenza. Sono questi i momenti precedenti la furia dell’omicidio: al litigio per motivi di vicinato, nella zona vicina al portone di ingresso dell’edificio, avrebbero partecipato 4 o 5 bengalesi e sarebbe stato uno di loro, il marocchino, a colpire il 44enne a morte all’apice della rissa. In quello stabile vivono diversi cittadini del Bangladesh: sono piccoli commercianti ambulanti – alcuni girano con dei carrelli mentre altri hanno dei furgoni –, qualcuno lavora anche nei ristoranti etnici. Sono quasi degli invisibili eppure, soltanto a Pescara città, di bengalesi ce ne sono quasi 500; oltre 50 a Montesilvano.
«LITE FINITA MALE» Il perché di una lite finita nel sangue è al centro dell’indagine in mano ai carabinieri, guidati dal comandante provinciale, il colonnello Riccardo Barbera, e dal comandante della compagnia di Pescara, il capitano Giovanni Rolando: «L’omicidio è stato l’epilogo di una lite finita male», conferma Barbera. Non ci sono affari contesi o spaccio di droga all’origine del delitto: un omicidio per futili motivi, riporta il primo verbale, e un padre di famiglia che non c’è più.
TESTIMONI I carabinieri hanno ascoltato i partecipanti alla rissa come testimoni ma, con la barriera della lingua, non è stato facile mettere insieme pezzi di racconto: sarà nominato un interprete. Ma, dopo i primi accertamenti, un marocchino è stato portato in caserma. Eseguite anche perquisizioni nelle case.
L’ARMA CHE NON C’è A segnalare la presenza di un corpo riverso a terra è stato un passante. Ma quando, in via Gran Sasso, sono arrivati i sanitari del 118 il bengalese è stato trovato già morto. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, l’assassino non è scappato lontano e, a meno di 12 ore dal delitto, è scattato il fermo per omicidio. L’arma del delitto, però, non si trova. Sul posto il medico legale Ildo Polidoro e il pm Andrea Papalia. Sarà l’autopsia – probabilmente non prima di lunedì – a dire con precisione quante volte il bengalese è stato colpito ma, dal primo esame, il medico legale avrebbe accertato due o tre fendenti, uno letale mirato al cuore. Ma prima di cadere a terra senza più vita, il 44enne ha provato a difendersi: lo dicono le mani sporche, i segni scovati sul collo e le scie di sangue sulla sua maglietta bianca. Ha tentato di schivare le coltellate ma non ce l’ha fatta. Morire per una lite condominiale in una mattina calda di inizio gennaio: sembra incredibile.
CHI ERa la vittimA Un suo parente, che ha raggiunto il luogo del delitto, lo ha descritto come «una persona perbene e pacifica, che non litigava mai con nessuno». Parole analoghe quelle pronunciate dal suo coinquilino, che non era in casa al momento dei fatti.

