Uffici e garage venduti a 3,8 milioni di euro

Aggiudicata l’asta di 145 unità immobiliari, tra cui i capannoni sulla Tiburtina occupati da spacciatori e tossicodipendenti
PESCARA. Aggiudicato a tre milioni e 800mila euro. Si è conclusa così, almeno per il momento, l’asta per il cosiddetto “Il Megalotto”, composto da 145 unità immobiliari situate tra la Tiburtina e strada comunale Piana. È l’ultimo step (o uno degli ultimi) del fallimento della Mediterranea Life Srl, la società che ha realizzato il parco commerciale “Piper” sulla Tiburtina, mai ultimato e diventato ritrovo di sbandati, e il prestigioso “Saligia”, un edificio moderno, alle spalle del “Piper”, all’epoca non venduto completamente.
All’asta, che si è tenuta ieri ed è stata promossa dal curatore fallimentare, Luca Cosentino, hanno partecipato due concorrenti e entrambi avevano presentato nelle scorse settimane un’offerta cauzionata, versando cioè il dieci per cento del prezzo offerto. La base d’asta era di 2 milioni e 800 mila euro, il 68 per cento in meno rispetto al primo tentativo di vendita, che si è tenuto il 21 dicembre (all’epoca il valore stimato era di 8.860.860 euro) ma all’epoca è andato deserto. Ieri ci sono stati diversi rilanci, che hanno fatto lievitare la cifra, e si è arrivati a tre milioni e 800mila euro, ben un milione in più rispetto al prezzo base. È stato un gruppo imprenditoriale di cui non viene fornito il nome, e che dovrà versare il saldo entro 180 giorni, ad aggiudicarsi il “Megalotto”: si tratta di uffici, garage, posti auto coperti e scoperti e capannoni. Ma l’aggiudicazione è provvisoria, per ora. Diventerà definitiva se entro 10 giorni non perverrà un’offerta d’acquisto migliorativa quantomeno del 20% rispetto al prezzo di aggiudicazione. È dovrà essere corredata da un deposito cauzionale pari ad almeno il 20% del prezzo offerto. Però la partita potrebbe anche chiudersi qui, con il passaggio di ieri.
Si apre quindi la prospettiva di una nuova vita per il “Piper”, l’area progettata per accogliere dei capannoni destinati a terziario e rimasta per anni una incompiuta. Al gruppo imprenditoriale che ha effettuato l’acquisto (anche se formalmente si dovranno attendere 10 giorni) il compito di ridisegnare il volto della zona, fortemente degradata per la presenza costante di tossicodipendenti, spacciatori e delinquenti che cercano riparo dentro ai capannoni non ultimati. Lì le operazioni di sgombero delle forze dell’ordine hanno avuto effetti solo momentanei e non è servita a niente neppure la recinzione con il filo spinato che Cosentino ha fatto posizionare per evitare intrusioni. Hanno continuato ad entrare e ad uscire come se nulla fosse, creando dei varchi laddove possibile, e il 13 maggio un uomo è stato trovato morto in quegli spazi.
Ora si passa ad un altro capitolo. E ieri è stata scritta una prima pagina. «Sono pienamente soddisfatto», dice Cosentino che solo poche settimane fa si sentiva impotente di fronte a tanto degrado.
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