Ultimi appelli in dialetto per conquistare il cuore dei pescaresi

Siparietto dei politici in tv per chiudere la campagna elettorale Dal classico “Nu sem’ nu” a “Se mi fì sindac', t'ardeng li cannilicchie”
PESCARA. L'ultimo appello prima del silenzio elettorale forse è anche il più sentito, il più vero, quello che viene dal cuore. Senza dubbio resterà il più simpatico, fatto dagli otto candidati sindaco in dialetto pescarese, più o meno pronunciato.
Ancora una volta, stimolati dal conduttore del salotto politico di Rete8 Carmine Perantuono, i vari rappresentanti si rivolgono direttamente alla cittadinanza, lasciando da parte il tono aulico e l'impostazione istituzionale per raggiungere non solo la testa, ma anche il cuore degli elettori.
Sempre rispettando l'ordine voluto dal direttore di Rete 8, il primo ad approfittare di questo piacevole siparietto è il candidato Gianluca Baldini, che seguendo la sua linea contro la fusione delle tre città nella Grande Pescara dice: «Se così fosse, Pescara dovrebbe cambiare nome. Invece, se volete una Pescara più "fregna" votate per me, perché Pescara è Pescara e nu sem' nu».
Accanto a lui Mirko Iacomelli, che taglia corto: «Fin' a mo' s'hann magnat' tutt, provate a votare per la tartaruga frecciata cusci' videm'a m'bo si cagn' l'cos».
Quindi, è la volta di Gianni Teodoro, che dedica ai colleghi la sua battuta dialettale: «Ho sentito che tutti si propongono come il miglior sindaco, allora dico: So sentit a parlà quiss ca vonn fa li sindaci, allò vi dic' na cosa' mì, jet'v addurmì».
E' poi il turno della prima delle due donne in lizza per la poltrona di primo cittadino, vale a dire Marinella Sclocco: «Io ho a casa una delle persone più pescaresi che conosca, che è mio marito. Lui dice sempre: parlet parlet, ma vedilo finito».
Accanto a lei la sua collega Erika Alessandrini, che sceglie di intonare le prime strofe di "Vola vola", forse il più celebre canto popolare abruzzese.
"Vulesse fa’ 'revenì pe’ n’ora sole, lu tempe belle de la cuntentezze... perché è ora che la nostra città torni a essere felice e contenta».
Più pragmatico Carlo Costantini, il quale si affida a un "scin ca scin, ma ca scin 'n tutt no" per spiegare come «va bene tutto, ma che adesso chi sta in consiglio comunale da 30 anni possa parlare di futuro e di cambiamento mi sembra davvero un'esagerazione».
Poi è la volta di Stefano Civitarese, che fa riferimento al mare e alla moglie, proveniente da una tradizionale famiglia di marinai, per dire: «L'acqua va a lu' mare, ma li' vut' tutt'a nu». E con riferimento alla bandiera blu aggiunge: «Ardetec' li cannilicchie».
A chiudere il giro dell'appello in dialetto pescarese è Carlo Masci. Dopo aver scherzosamente accusato Civitarese di avergli “rubato” il tema del mare, su cui proprio Masci ha impostato parte della sua campagna, fa al popolo pescarese la promessa più attesa: «Se mi fì sindac' t'ardeng li cannilicchie».
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