Ultimo saluto ad Aliprandi «Prof, giocheremo per te»

18 Settembre 2020

Una folla di alunni ai funerali del docente dello “Spaventa”, morto a 56 anni Il cordoglio dei colleghi: «Ci hai insegnato l’umiltà». Lascia la moglie e due figli

CITTA’ SANT’ANGELO. «Giocheremo per te il nostro partitone». È stato accolto così, dalle sue allieve, il feretro del prof di educazione fisica dello “Spaventa” Giulio Aliprandi, stroncato a 56 anni da un malore mercoledì mattina in strada Sant’Agnese, a Città Sant'Angelo, mentre era a passeggio con la moglie Luciana. È proprio lei, mano nella mano con i figli Paolo e Laura, ad accompagnare in chiesa la bara addobbata con i fiori e con le magliette piene di messaggi degli studenti. Sono stati i suoi amati alunni a riempire ieri pomeriggio la collegiata di San Michele Arcangelo, nel momento dell’ultimo saluto all’insegnante. Troppo piccola per contenere l’affetto delle centinaia di persone arrivate per dargli l’ultimo saluto. Occhi rossi e sguardo perso nel vuoto, chi non ha trovato spazio all’interno, ha seguito la funzione da fuori, attendendo l’uscita per un ultimo momento di cordoglio. Tra i tanti presenti anche il sindaco Matteo Perazzetti e una delegazione regionale dei docenti di educazione fisica. Le regole anti Covid hanno ulteriormente ridotto la capienza, con l’obbligo di mascherina e il gel per igienizzare le mani distribuito all’ingresso.
«Adesso sei l’allenatore della nostra vita», ha detto don Lorenzo Di Domenico rivolgendosi ai familiari, seduti al primo banco. «Dio ti ha chiamato sulla panchina del cielo. Tocca a te guidarci». Poi ancora: «La morte improvvisa di Giulio ci ricorda la precarietà della vita. Bisogna godere la meraviglia di ogni giorno, senza lasciarci intrappolare dall’abitudine. Anche la morte però ha il suo significato: ci invita a ringraziare il Signore per tutto il tempo che ci ha concesso di rimanere con il professore. Lui ci ha insegnato a dare sempre il meglio nella partita della vita». Prima dell’uscita dalla chiesa, ha preso la parola il professore di filosofia dello Spaventa, Fabrizio Savini, a nome di tutto l’istituto omnicomprensivo: «Ci sembra di vederti qui davanti a noi, con il pallone sotto al braccio e con il tuo entusiasmo coinvolgente», ha detto con la voce rotta dall'emozione. «Hai saputo insegnarci l'umiltà del saper ascoltare, la gioia nel saper vincere e gli insegnamenti da trarre nelle sconfitte. La speranza della fede è che un giorno ci si possa ritrovare per fare festa. Grazie Giulio, resterai sempre con noi». Un applauso scrosciante ha accolto la fine del messaggio. Poco dopo la benedizione, quindi l’uscita dalla chiesa. Un ultimo momento di raccoglimento, tutti in cerchio, con la famiglia sempre stretta mani nelle mani. L’ultimo saluto, ordinato, c’è stato qualche metro più giù, all’uscita del centro storico. Poi l’ultimo viaggio verso il cimitero monumentale.
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