«Un anno di crisi, lei aveva paura»

8 Settembre 2023

Il dramma della vittima raccontato dalla sorella Magda: con lui si era trasformata

PESCARA. «Alina voleva lasciare Mirko e aveva chiesto aiuto a nostro fratello in Germania, voleva andare da lui. Si era rivolta anche alla sua migliore amica, cercava una via di uscita. Aveva paura». Ma quella chance di interrompere una relazione «malata», di riprendersi la sua vita, la sua libertà, non si è mai concretizzata e a gennaio Alina Cozac è stata trovata morta nel letto, a Spoltore. Il suo convivente, Mirko De Martinis, che ha condiviso con lei ben 17 anni, è stato arrestato due giorni fa per omicidio volontario aggravato.
Una delle sorelle di Alina, Magda Cozac, che si è rivolta all’avvocato Valter Biscotti insieme ai fratelli, racconta di un «rapporto in crisi da un anno, anche se con me non ne ha mai parlato, si confidava con altri. Non stavano più insieme, le cose erano cambiate anche se continuavano a vivere sotto lo stesso tetto», in viale Abruzzo. E non era una crisi passeggera, dice sempre Magda. «Mia sorella era riservata, non raccontava i suoi problemi, se li risolveva da sola. Caratterialmente non aveva paura di niente, era forte, solare, iperattiva, la più ribelle di sei fratelli, partiva sempre in quinta. E invece dopo il rapporto con Mirko era diventata fragile, lei stessa diceva di avere paura di tutto. Negli anni è stata denigrata, umiliata: lui la faceva sentire piccola, impotente. Era una grande lavoratrice ma lui la sfruttava, avevano avuto un negozio insieme. No, non ci piaceva, Mirko, perché metteva sempre se stesso al centro di tutto. Alina lo difendeva a spada tratta e se qualcuno di noi lo criticava, lei ci attaccava: alimentava il suo egocentrismo, gli dava sempre ragione, restandogli fedele in tutto questo periodo. E così, quando lei ha deciso che la relazione doveva finire, a lui deve essere caduto il mondo addosso», continua Magda che rivive un po’ per volta il dramma dalla sorella. Voleva fuggire, sì, ricominciare da zero, diceva. «Ma poi rinviava perché aveva la carta di identità valida per l’espatrio scaduta. E stava provando anche a prendere la patente, per essere libera e autonoma: l’esame la terrorizzava ma io non la ricordavo così paurosa. La sua speranza era di trovare un lavoro fisso per poi prendere un appartamento, ma faticava», prosegue Magda che mette insieme una serie di tasselli, in cerca di un perché. Dopo la morte di Alina «Mirko ha dato la colpa al pronto soccorso, a Alina che non si curava e che non andava dal medico. Ma a noi sembrava un attore che recita male, tutti pensavamo che potesse essere stato lui ma era difficile accettarlo. Abbiamo dovuto soffocare il nostro dolore, in attesa della conclusione delle indagini e ora è una liberazione anche se abbiamo paura per i nostri genitori anziani: loro sanno che è stata una morte naturale, non sanno dell’arresto. Cosa vorrei adesso? Che lui sparisse».