Un atelier in centro Non solo tatuaggi a Città Sant’Angelo

3 Marzo 2019

Giovane creativa si ispira agli open space di Barcellona per realizzare “Martrip”: esposizioni d’arte e happening

CITTA’ SANT’ANGELO. Un atelier creativo nel cuore del centro storico di Città Sant'Angelo: è Martrip, lo spazio aperto alle arti creato da Martina D'Alesio.
L'attività principale è il suo studio per tatuaggi, ma all'ingresso si viene accolti da un'area espositiva che ha già ospitato mostre, presentazioni e happening dedicati a varie forme di creatività: «A San Valentino abbiamo inaugurato l'ultima mostra», racconta Martina. «Durante Festa in Corso si è tenuto un walk-in dedicato a tattoo e piercing, Dall'Etna al Gran Sasso è stata l'occasione di far conoscere le opere in pietra lavica ceramizzata di Filippo Messina». A Halloween è iniziata la collaborazione con Lorenza Cieri, una truccatrice già impegnata nel mondo del cinema e della fiction. «Il 3 (oggi, ndr) e 5 marzo, nei giorni del Carnevale Angolano, ripeteremo l'esperienza del walk-in tattoo unendola al face painting». Il walk-in è una giornata pensata per avvicinare nuove persone: verranno ad esempio realizzati tatuaggi di piccole dimensioni senza necessità di prenotarsi. «Mettere a disposizione una truccatrice professionale la considero un'iniziativa affine al tatuaggio, un modo diverso per curare l'aspetto della pelle. In questo spazio voglio far convivere più arti e mestieri affinché possano contaminarsi». Martrip si trova di fronte al bar Monamour, poco prima di piazza Garibaldi, in quello che un tempo era la stalla della famiglia Baiocchi .
Qui c'è stato un fruttivendolo (l'insegna è ancora conservata in un angolo dell'ingresso), un negozio di cucine, poi per anni è stato inutilizzato. L'idea dell'Atelier creativo è nata durante un soggiorno a Barcellona: Martina ha scoperto dei tattoo shop completamente diversi dai luoghi cupi e prettamente maschili che aveva frequentato in Italia, pieni di spade e teschi disegnati sulle pareti. «Erano tutti open space dove convivevano architetto, barbiere, designer e tatuatore: ho pensato di ricreare una situazione del genere nel mio centro storico, dove si sentano invitate a entrare anche persone che normalmente non frequentano i tatuatori: la più anziana delle mie clienti ha 83 anni, ha voluto che le facessi un tatuaggio religioso perché l'aveva anche sua madre».
In passato, soprattutto nelle Marche e in Abruzzo, i tatuaggi erano realizzati dai frati come segno di cristianità e fede. «Io stessa rompo lo stereotipo del tatuatore, perché non ho tatuaggi visibili». Il legame con il paese di origine si è saldato dopo l'esperienza del terremoto all'Aquila, dove studiava Scultura all'Accademia di Belle Arti: «Ha aumentato la mia attenzione per i luoghi in cui vivo. Spero di coinvolgere i ragazzi di Città Sant'Angelo e trasformare questo posto in un'opportunità di realizzarsi senza andare fuori». (a.s.)