Un’aula del tribunale intitolata all’avvocato Medoro Pilotti Aielli

1 Dicembre 2018

Cerimonia ieri in tribunale con colleghi, sindaco e magistrati Una targa ricorda il penalista scomparso nel giugno 2016

PESCARA. L'aula numero uno del settore penale del Palazzo di giustizia di Pescara da oggi ha un nuovo nome. Quello di Medoro Pilotti Aielli, scomparso nel giugno 2016 a 85 anni, avvocato penalista talmente rappresentativo per il foro pescarese da meritare un onore non indifferente, a futura memoria.
La cerimonia di intitolazione si è svolta ieri, durante l'evento "L'avvocato penalista. In ricordo di Medoro Pilotti Aielli", organizzato dalla Camera penale di Pescara, presieduta dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo, che è diventato un momento di celebrazione, ma anche di riflessione e formazione sulla figura ideale del penalista.
Dopo i saluti del sindaco di Pescara Marco Alessandrini, il vice presidente dell'ordine degli avvocati di Pescara Federico Squartecchia ha tracciato il profilo biografico e professionale di Medoro Pilotti Aielli, l'ultimo principe del foro pescarese come lo ricordano in tanti. «Una persona squisita, gentile d'animo, di un livello di preparazione e cultura fuori dal comune», ha detto il presidente del tribunale di Pescara Angelo Bozza, «rappresentativo non solo per gli avvocati ma per tutti gli operatori della giustizia. Per questo, anche come monito ai più giovani, abbiamo deciso di intitolare a lui questa aula».
È stato poi il procuratore generale presso la Corte d'Appello dell'Aquila Pietro Mennini a sottolineare l'aspetto deontologico della figura di Pilotti Aielli quale esempio integerrimo di avvocato penalista e di gentiluomo d'altri tempi, intervento che ha affrontato ampiamente alcune problematiche della professione forense, a cui sono seguiti i partecipati e toccanti ricordi personali dell'avvocato Giuliano Milia e del professor Mercurio Galasso che hanno messo in luce, davanti a una platea gremita, diversi aspetti tecnici dell’abilità processuale di Medoro Pilotti Aielli.
«Un giurista fine e un grande oratore, famoso per le proprie arringhe, tutte esemplari», ha aggiunto l'avvocato Franco Sabatini della Fondazione Forum Aterni, « innervate da una eccezionale forza argomentativa che diventava presto forza persuasiva, perché Medoro utilizzava una lingua colta e aveva una presenza scenica, la postura, le pause, i gesti, un esempio di penalista a cui ispirarsi che consegniamo agli avvocati di oggi e di domani».
Medoro Pilotti Aielli de Gennaro è stato davvero una rara figura di legale. Di famiglia aristocratica teramana, originaria di Sant'Omero, portava il nome del nonno notaio in Silvi, città in cui, assieme a Pescara, aveva trascorso infanzia e adolescenza.
Nato nel 1931, si era laureato a Roma, aveva poi iniziato la pratica con Pasquale Galliano Magno, il famoso avvocato del processo Giacomo Matteotti, e collaborato con il professor Giuseppe De Luca. Di solida formazione umanistica e cultura classica, era un profondo conoscitore del diritto, magistrale nel trattamento delle questioni penali processuali.
Negli anni dal suo studio nel centro di Pescara, condiviso con il fratello, il noto civilista Antonio Pilotti Aielli, aveva seguito processi importanti come quelli della giunta regionale Salini, dell'omicidio Fabrizi e della Fira, solo per citarne alcuni.
«Un uomo di una delicatezza e di un'eleganza uniche», ha ricordato infine l'avvocato Anna Maria Paolucci, allieva e poi collega di studio per trent'anni di Medoro Pilotti Aielli, «aveva un tratto di gentilezza in ogni affermazione, questo lo distingueva da tutti, era un maestro della professione dalle ineguagliabili doti umane, un signore d’altri tempi di una correttezza e competenza personali e professionali difficili da trovare oggi».
La targa all'ingresso dell'aula penale è stata scoperta alla fine del convegno dalla vedova Maria Luisa Licciardello assieme alla figlia Cristina, al nipote Francesco e agli altri familiari di Medoro Pilotti Aielli, un nome che evocherà sempre quell'etica del penalista applaudita oggi da una folla di colleghi e magistrati di diverse generazioni. (e.r.)
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