Un dado dannunziano per piazza Salotto

PESCARA. Il dado è tratto. Una locuzione che andrebbe presa alla lettera, visto che proprio un dado viene proposto per adornare e abbellire piazza Salotto.La proposta arriva da uno scultore,...
PESCARA. Il dado è tratto. Una locuzione che andrebbe presa alla lettera, visto che proprio un dado viene proposto per adornare e abbellire piazza Salotto.
La proposta arriva da uno scultore, Vincenzo Pellegrini, di Atessa, già vincitore di alcuni concorsi dedicati all’arte. L’artista quarantasettenne, il quale lavora in un’azienda metalmeccanica, per l’opera che suggerisce al Comune di installare, si è ispirato a Gabriele d’Annunzio. Sulle sei facce del dado, infatti, al posto dei puntini che caratterizzano i numeri, Pellegrini avrebbe pensato a un’effigie del vate, impressionato di profilo.
L’opera, attualmente solo un bozzetto di 24 centimetri, avrebbe un volume di 125 m³, visto che i lati del dado dovrebbero avere una lunghezza di 5 metri. Un dado tutto in acciaio verniciato, che sarebbe pronto dopo una lavorazione di alcuni mesi, al costo di «120-130 mila euro», fa sapere lo stesso Pellegrini.
«Non ho le quotazioni di Toyo Ito», subito puntualizza lo scultore riferendosi al calice sfortunato dell’artista giapponese, collassato poco tempo dopo essere stato posizionato in piazza Salotto.
Una passione, quella dell’arte, da parte di Pellegrini, che nasce intorno agli anni Duemila, e che già nel 2004 lo porta ad aggiudicarsi il premio “Vola Alberto”, organizzato dalla Fondazione Alberto Sordi. Nell’occasione, Pellegrini si piazza primo con una pellicola a forma di “S”, sulla quale erano incisi riferimenti ad alcuni film del grande attore italiano.
Non solo. A Pellegrini, nel 2012, viene anche assegnata una commessa di 60 sculture da realizzare al concorso internazionale della Zurich, dopo aver partecipato, nel 2011, al Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi, a Lanciano, in cui, appunto, fece mostra, per la prima volta, del dado dannunziano. Il perché di questa crasi tra dado e d’Annunzio, lo chiarisce lo stesso Pellegrini.
«d’Annunzio», spiega l’artista, «non si fermava di fronte a nulla e il dado rappresenta la sua vita in quanto si metteva in gioco su tutto. E in ogni caso, per ogni sua azione, ne rispondeva lui, si assumeva le sue responsabilità. Io d’Annunzio l’ho studiato molto», sottolinea Pellegrini, che, con un prototipo di lampade, nei primi anni Duemila prese parte anche al concorso L’Oro d’Abruzzo, a Pescara, «e quindi credo che il dado sia l’essenza della sua vita».
Il sogno di Pellegrini ora è quello di vedere la sua opera incastonata nella piazza principale di Pescara. «Sarei davvero onorato», rimarca l’artista, «se il dado dannunziano fosse scelto dal Comune. D’Altronde d’Annunzio», conclude Pellegrini, «è modernissimo».
Tra le altre opere già realizzate da Pellegrini, anche Athissa, che nel luglio del 2008 è stata adottata come simbolo dell'assessorato alla cultura dal Comune di Atessa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

