Un dormitorio a cielo aperto sotto le case dello spaccio

18 Giugno 2015

Il quartiere abitato dai senegalesi affonda nel degrado: quanti rifiuti abbandonati in strada Nel cortile immigrati accampati sui cartoni. E sui recinti dei confinanti spunta la scritta: non sporcare

MONTESILVANO. «Non sporcare» e poi «non sporcare grazie». C’è scritto così, con le bombolette spray, sul recinto verde del palazzo elegante che svetta sulla riviera e si affaccia da una parte sul mare e sugli hotel e dall’altra sulle case dei senegalesi. Due condomini di 4 piani immersi nella zona più turistica di Montesilvano, tra i Grandi alberghi, la riviera e il Teatro del mare: un paese nella città. Due palazzi sprofondati nel degrado e, adesso, ai rifiuti in strada e agli appartamenti stipati di merce contraffatta, dai cd e dvd fino alle maglie, borse e scarpe, si aggiunge anche lo spaccio di droga ai ragazzi. Lo racconta l’ultima operazione della guardia di finanza scattata all’alba di martedì scorso con 8 arresti in carcere, 11 ai domiciliari, 64 indagati: un’operazione che si chiama Ariosto 2013 per disegnare la presunta cupola senegalese capace di fare affari con gli albanesi e poi di rivendere la marijuana ai ragazzi della riviera, da Silvi a Francavilla. Due anni di indagini con un bilancio di quasi 40 chili di marijuana sequestrati, 3,1 di eroina e 20 mila euro in contanti. È proprio da questi palazzi cadenti, con le vedette schierate a ogni incrocio della zona anche il giorno dopo il blitz, che è partita la filiera dello spaccio.

Due condomini che sono un caos nella Montesilvano del turismo: è così almeno dal 2009 e l’allora sindaco Pasquale Cordoma è stato il primo a firmare un provvedimento di inagibilità dei palazzi per le «condizioni disagiate, intonaci scrostati, presenza di muffa e condensa, umidità ascendente, infissi rotti, piastrelle divelte, bombole di gas per cucina e riscaldamento installate senza sicurezza, impianto elettrico non a norma, parti comuni in totale abbandono con precarie condizioni igieniche e rigurgito di alcuni tombini della rete fognaria, posizionamento di materiali vari a parziale chiusura dei balconi presumibilmente per consentire la presenza di persone in eccesso rispetto al consentito». Da allora sono stati eseguiti interventi di riqualificazione, ma via Ariosto resta un ghetto: alle 11 di ieri, vicino a una transenna un immigrato dorme per terra all’ombra di un albero e coperto con un asciugamano. Alle sue spalle, la scritta «non sporcare». All’angolo della recinzione, con lo sfondo dei nuovi palazzi della riviera, l’ultima grande occasione di business per le imprese cittadine dell’edilizia, c’è un cumulo di spazzatura: materassi, coperte, armadi, passeggini, il carrello di un supermercato. Nel parcheggio sterrato sotto a uno dei palazzi ci sono i cartoni per terra: di notte, è un dormitorio a cielo aperto. Dietro i cassonetti della spazzatura, frigoriferi abbandonati e i carrelli per vendere gli oggetti sul lungomare.

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