«Un fenomeno naturale, non c’è pericolo»

Il biologo Damiani spiega che cosa sono le particelle che hanno causato l’impennata dei livelli di Pm10
PESCARA. «Quando ho visto quei dati allarmanti del Pm10, registrati dalla centralina dell’Arta del teatro D’Annunzio, mi è subito venuto il dubbio che c’era qualcosa che non quadrava». A parlare così è il noto biologo pescarese Giovanni Damiani, ex direttore tecnico dell’Arta. Damiani, grande esperto di inquinamento, spiega al Centro il fenomeno che si è registrato a Porta Nuova la scorsa settimana, per tre giorni consecutivi e che ha messo in allarme l’amministrazione comunale, pronta ad adottare misure anti-traffico per contenere l’improvvisa impennata dello smog.
«Quello dell’aerosol marino è un fenomeno del tutto naturale», assicura Damiani, «non ha niente a che vedere con lo smog e, quindi, non ci sono pericoli per la salute umana». «Per questo, mi sono apparsi strani quei dati delle polveri», ha aggiunto, «tra l’altro, la centralina che li ha registrati si trova sul lungomare di Porta Nuova, dove l’afflusso di traffico è scarsissimo».
Il fenomeno, tuttavia, è molto frequente nelle zone dove ci sono gli oceani e lo è decisamente meno in zone costiere, come Pescara. Il cosiddetto aerosol, o particolato atmosferico, fanno presente fonti dell’Enea, è formato da particelle o goccioline microscopiche sospese nell’aria. Gli oceani emettono ogni anno grandi quantità di sale marino come particolato. «Il processo principale che porta all’immissione di particelle di sale in atmosfera», avverte l’Enea, «è guidato dal vento che, interagendo con la superficie del mare e le onde, porta alla formazione di minuscole goccioline di acqua di mare (spray marino). Goccioline che vengono diffuse in aria e, successivamente, una parte di queste evapora, lasciando particelle di sale sospese nell’atmosfera».
Il sale marino dunque, a detta dell’Enea, può essere tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico da particolato nelle zone costiere. «Studi recenti», precisano gli esperti dell’ente, «hanno mostrato come esso influenzi sia le concentrazioni, che la composizione chimica del particolato. Ciò ha indotto la Commissione europea ad includere il sale marino tra i contributi naturali che possono essere sottratti dal calcolo dei superamenti dei limiti alle concentrazioni di particolato atmosferico». «È quindi importante», conclude l’ente, «che un modello numerico per le previsioni della qualità dell’aria contenga al suo interno una descrizione dei processi chimico fisici che portano all’immissione di sale marino in atmosfera e alla sua interazione con altri composti presenti nell’aria».(a.ben.)
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