«Un hospice più grande per i malati di tumore»

19 Agosto 2017

Il primario di Oncologia, Carlo Garufi, lancia la proposta e chiede rinforzi «Abbiamo due infermieri per coprire ogni turno, ma ne servirebbero tre»

PESCARA. Un centro tumori, che «in Abruzzo non esiste» e che si potrebbe localizzare nei padiglioni non occupati del presidio ospedaliero. Il potenziamento delle cure palliative a domicilio (percorso avviato l’anno scorso dall’azienda sanitaria) e l’ampliamento dei locali dell’hospice Le Bouganville per i malati terminali annunciato, nei mesi scorsi, dal manager Asl Armando Mancini. Sono gli obiettivi a cui sta lavorando Carlo Garufi, 59 anni, siciliano originario di Messina, dal primo luglio 2015 direttore dell’Unità operativa complessa di oncologia, situata al quinto piano del Santo Spirito, e responsabile dei day hospital di Penne e Popoli.
Una struttura, che nel giro di un anno, tra il 2015 e il 2016, ha registrato un incremento di accessi e ricoveri, con riduzione della degenza (da 9-10 giorni a 7), e conseguente l’aumento del tasso di occupazione di posti letto, da 86,30% a 90,89%. Ma che fa i conti, come tutti i reparti, con la cronica carenza di organico che periodicamente solleva le proteste del personale infermieristico e degli operatori socio sanitari che hanno inviato lettere ai vertici Asl per sottolineare «le condizioni critiche di lavoro: dal sovraffollamento dei reparti, ai turni snervanti, al timore di non erogare il servizio in sicurezza, la paura di sbagliare».
Dottor Garufi, perché è importante la creazione di un centro tumori?
«Intanto perché in Abruzzo non c’è, e molti pazienti fino a poco tempo fa si rivolgevano ai centri del Nord, primo fra tutti Milano. L’ospedale di Pescara è qualificato ad ospitare una struttura simile, per l’alto numero di accessi quotidiani e con la presenza di tutte le chirurgie. E poi, migliorerebbe la qualità dell’assistenza oncologica, potenzierebbe la raccolta dati sui tumori, diventerebbe centro di ricerca medica, volano per posti di lavoro, conoscenza, esperienza e rilancio dell’economia. In Abruzzo esistono 15 strutture oncologiche (Pescara, Chieti, Lanciano, Vasto, Ortona, l’Aquila, Avezzano, Sulmona) per una popolazione di 1 milione e 300 mila abitanti, potrebbero essere ridotte a 4 dislocate nei capoluoghi di provincia».
Altro suo obiettivo è il potenziamento del percorso delle cure palliative a domicilio.
«C’è, funziona, ma bisogna fare di più anche da un punto di vista di ampliamento degli spazi dell’hospice, progetto al quale sta lavorando il manager Mancini, per migliorare l’assistenza h 24 e festivi. Dal pronto soccorso abbiamo molti ricoveri di malati terminali e da 10 a 15 decessi al mese. Le cure palliative sono il presupposto per dare la possibilità di transitare nell’hospice senza passare per il reparto. Ma anche di stare nella propria abitazione, negli ultimi giorni di vita. Un appello ai pazienti è quello di non rivolgersi sempre al pronto soccorso, ma in caso di necessità recarsi direttamente al day hospital aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19. Oltre quell’orario si può andare in reparto».
Che cosa risponde a chi contesta turni massacranti e chiede l’aumento del personale?
«Abbiamo due infermieri per ogni turno, ma ne servirebbero almeno tre. Il paradosso è che abbiamo 10 unità mediche che seguono Pescara, Penne e Popoli, mentre nella Asl teatina hanno 18 medici ma non dispongono di posti letto. Cosa può fare la Regione? L’oncologia per le istituzioni regionali deve diventare una delle priorità di intervento con una programmazione adeguata e a lungo termine».
Quale eredità ha lasciato l’ex primario Marco Lombardo?
«Tra gli altri meriti, a Lombardo si deve una visione interdisciplinare delle attività oncologiche, in collaborazione con le chirurgie, e l’immissione in reparto della figura della psicologa oncologica».
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