«Un’intera stagione praticamente perduta Sanificare gli abiti provati? Sarà difficile»
PINETO. Pio Pavone è titolare di uno storico negozio di abbigliamento a Pineto, chiuso da settimane per ordinanza e senso civico. Lui, nell’isolamento, ha riscoperto un vecchio hobby: dipinge. Il...
PINETO. Pio Pavone è titolare di uno storico negozio di abbigliamento a Pineto, chiuso da settimane per ordinanza e senso civico. Lui, nell’isolamento, ha riscoperto un vecchio hobby: dipinge. Il ritratto a olio di sua figlia, qualche paesaggio. Dipinge e mastica amaro.
«Sono molto scoraggiato. Io, che di solito sono un entusiasta. Noi, come tipologia di negozio, lavoriamo con il programmato, non con il pronto moda. Ho già ricevuto, e dovrò pagare, l’80-90% della merce, le collezioni primavera-estate, poi abiti da cerimonia, per matrimoni, comunioni, cresime». Ma le cerimonie sono quasi tutte saltate, i matrimoni rimandati. «Molti clienti mi avevano chiesto abiti particolari, a volte senza acconto. In paese ci conosciamo, usiamo così», spiega Pio. Ma sono rimasti in negozio. Migliaia e migliaia di euro, fermi, forse perduti. La vetrina del suo “Atelier” era già allestita, pronta per la stagione primavera-estate. Ora, dietro la tenda parasole, tutto tace, c’è solo da spolverare.
«Non so se riuscirò più a vendere, con quello che ci aspetta», continua Pavone. «Venivamo già da diverse stagioni compromesse dalla crisi. Ora bisognerà fare un’equazione tra l’entusiasmo del ripartire e il fatto che non ci sono soldi. Molti miei clienti si sono ritrovati a non avere entrate, il sentire comune è quello di non sperperare in cose frivole. C’è troppa incertezza».
Incertezza che riguarda anche gli aiuti dello Stato: nulla è chiaro. L’accesso al credito sarà supportato dalla garanzia statale, dovrebbe essere più facile ottenerlo. Ma è così? «Ho già fatto richiesta», racconta Pio, «ma in banca non hanno ancora le misure attuative. Ogni istituto ha una procedura diversa: non è facile come si pensava all’inizio, sono molte le condizioni da soddisfare. Se hai dei fidi già in corso, va a finire che sui 25.000 euro previsti dalla misura, solo 5.000 verranno concessi a condizioni favorevoli, mentre sul resto si applicheranno tassi normali».
Per Pavone, per salvare le attività in ginocchio ci vorrebbero vere iniezioni di liquidità, anche con una parte a fondo perduto. «Questa è la benzina che ci servirà. A causa della situazione di crisi precedente, i commercianti non sono riusciti ad accantonare soldi, come si faceva una volta. Ora le bollette arrivano, l’affitto si deve pagare e le tasse, anche se rimandate, le dovremo pagare».
E la ripartenza come sarà? «Per ora, nessuna comunicazione. Dai giornali apprendo che dobbiamo sanificare gli ambienti, fornire i gel per le mani. Addirittura dicono che dobbiamo sanificare i capi dopo che sono stati provati! Per me è una follia. Come si fa?» «Certo», concede, «dovremo convivere con nuove abitudini. Ma devono anche darci delle indicazioni precise. Non so neanche chi ce le deve dare queste indicazioni. Andiamo per “sentito dire”, ma dobbiamo sapere precisamente quali sono le misure. Ufficialmente».
Di certo, per ora, non c’è neanche la data di riapertura. Forse a metà maggio. «Intanto», scherza, «mi butto sulle mascherine. Sto vedendo se qualche produttore ne ha di particolari, magari chi faceva le cravatte può fare mascherine con tessuti più pregiati, chissà. Magari, diventerà l’accessorio della prossima stagione. Bisogna pur reinventarsi, no?» «Intanto», conclude Pio, «ho ripreso in mano tele, colori e pennelli, magari il mio “Atelier” lo trasformo in un atelier. D’arte».(s.d.n.)

