Un intero paese dà l’ultimo saluto a Ilaria

29 Gennaio 2017

ARCHI. «Ilaria è morta facendo il suo lavoro. Alla domanda del perché, al di là degli accertamenti giudiziari, non abbiamo risposte se non quella della fede». Così l’arcivescovo di Chieti-Vasto...

ARCHI. «Ilaria è morta facendo il suo lavoro. Alla domanda del perché, al di là degli accertamenti giudiziari, non abbiamo risposte se non quella della fede». Così l’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte ricorda la ventiduenne Ilaria Di Biase, cuoca dell’hotel Gran Sasso di Rigopiano, una delle 29 vittime della valanga maledetta.

C’è tanta gente nel piccolo centro che si erge tra la maestosa Maiella e la valle del Sangro. Tanti gli amici e i parenti, diversi i sindaci, presenti anche il prefetto di Chieti e il comandante provinciale dei carabinieri. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a testimoniare la presenza dello Stato, invia una corona di fiori che apre il corteo funebre. L’intero paese si stringe ai genitori della giovane, Filippo e Mariangela, al fratello Yuri, al fidanzato Antonio, impietriti e composti nel loro dolore.

«Siamo state vicine dal primo anno di scuola e mille sono i ricordi che ci legano a te», dicono in chiesa le amiche Monia e Sara, «tu sei stata la prima della classe che era riuscita a realizzarsi». Ilaria ha frequentato il liceo linguistico a Lanciano; finita la scuola ha subito voluto seguire la sua passione: diventare chef. Ha superato brillantemente le selezioni del corso dello chef stellato Niko Romito. E dopo lo stage è stata assunta nell’hotel Rigopiano, dove ha lavorato quasi tre anni. (m.d.n.)