Un malore dopo la chemio: Messina Denaro portato in ospedale in piena notte

L’ingente piano di sicurezza è scattato alle 4 del mattino nel carcere dell’Aquila Il problema è lieve e non legato al cancro. Finiti gli accertamenti è tornato in cella
L’AQUILA. Il piano per la sicurezza del boss Matteo Messina Denaro è scattato alle 4 del mattino di ieri, quando i problemi addominali accusati già dalla sera prima – dopo la somministrazione della chemioterapia – si sarebbero trasformati in un malore vero e proprio.
Così l’ex super latitante è partito dal carcere di massima sicurezza Le Costarelle per raggiungere l’ospedale San Salvatore. Ma per affrontare i pochi chilometri che separano le due strutture aquilane, una nella frazione di Preturo, l’altra a Coppito, si è dovuta attivare una ingente macchina per la sicurezza, con mezzi della Penitenziaria scortati dalla Squadra volanti della questura e dall’Esercito, piazzati poi a presidio del padiglione G8 dell’ospedale.
Lì, il 62enne boss di Cosa Nostra è stato visitato da un chirurgo e dagli oncologi che lo hanno in cura per il suo tumore al colon da gennaio. Da quando, cioè, dopo il suo storico arresto, è stato trasferito al 41bis nel capoluogo abruzzese. Messina Denaro sarebbe stato sottoposto anche a una tac durante la sua permanenza in ospedale. Pur se sopraggiunto dopo la chemioterapia, il problema – giudicato di lieve entità – non sarebbe direttamente legato al cancro. Le condizioni del boss vengono infatti considerate stazionarie.
Scongiurato il ricovero, alle 10 del mattino la stessa macchina della sicurezza che lo aveva portato al San Salvatore lo ha riaccompagnato di nuovo nel carcere di Preturo. È lì infatti, in una sala-infermeria accanto alla sua cella di massima sicurezza, che Messina Denaro riceve le cure farmacologiche di cui necessita.
Il boss è stato nell’ospedale aquilano più volte a partire da gennaio, l’ultima meno di un mese fa, il 28 giugno scorso. In quel caso si è trattato di un ricovero lampo di 24 ore per sottoporre il 62enne a una operazione chirurgica non invasiva, necessaria a migliorarne il drenaggio renale e quindi non legata direttamente al cancro di cui è affetto, eseguita dal personale sanitario del reparto di Urologia del San Salvatore stesso.
Nell’ospedale aquilano, proprio dopo il suo arrivo in città, è stata restaurata la stanza riservata ai detenuti, che consente loro ricoveri in tutta sicurezza.
Nel supercarcere Le Costarelle dell’Aquila, del resto, non c’è solo Messina Denaro: sono un centinaio infatti i detenuti, tra cui gran parte proprio in regime di 41bis.
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