Un mese e mezzo fa mamma e figlia volarono dal ponte

Salto mortale di 60 metri sullo stesso tratto autostradale A salvarsi solo il papà ora ricoverato all’ospedale di Imola
ORTONA. Una famiglia distrutta e un dolore inconsolabile per chi resta. Un tetro arabesco di sangue quello disegnato sull’asfalto dell’A-14 il 31 maggio scorso quando per una curva presa male, l'auto è schizzata come un proiettile contro il guard rail. Una recinzione che non riuscì a contenere l’urto e che, piegandosi come un giocattolo di latta, ha aprì il varco verso uno strapiombo di 60 metri. Un salto mortale senza rete dove persero la vita Emanuela Morosini 39 anni e la sua bambina Vittoria di 10.
Il papà Angelo Aristone, di quarant’anni, impiegato di banca a Villamagna, gravemente ferito, lottò contro la morte per quasi un mese. Poi, il 24 giugno, il miglioramento e il trasferimento dalla rianimazione dell’ospedale Spirito Santo di Pescara a quello imolese di Montecatone. L’incidente avvenne al chilometro 103, tra i Comuni di Francavilla e Ortona. Un tratto maledetto dove gli incidenti sono all'ordine del giorno e, dove, le norme di sicurezza fanno discutere da sempre.
Subito dopo la tragedia si parlò di guard-rail «privo di base di cemento» e quindi vulnerabile agli urti. Fragilità che avrebbe agevolato il volo dal cavalcavia.
Mamma, papà, e bimba stavano percorrendo l'autostrada in direzione sud quando, a circa metà del curvone che piega a sinistra sul ponte Riccio, Aristone perse il controllo dell'auto. Forse un guasto meccanico, oppure un malore dell’autista. A far sbandare la Golf che secondo testimoni a un certo punto della manovra invece di continuare a sterzare raddrizzò la traiettoria. Poi il salto nel vuoto e una volta atterrata la vettura si è accartoccio su se stessa imprigionando i tre corpi. A dare l’allarme a 118 e polizia autostradale i testimoni che inorriditi assistettero a quel tragico volo.
Non ci fu nulla da fare per mamma e figlia morte sul colpo per le gravissime lesioni riportate. Una tragedia che fece commuovere tutto l’Abruzzo e che spinse, chi crede, a pregare per la vita del papà. Preghiere ascoltate, Angelo Aristone dopo tre settimane di rianimazione, ha avuto un miglioramento. Tanto che il 24 giugno scorso è stato trasferito all’ospedale Montecatone di Imola. La prognosi è stata sciolta, i traumi riportati dal banchiere sono stati giudicati guaribili in 120 giormi. L’uomo ha superato anche il delicato e lungo intervento chirurgico affrontato una decina di giorni fa ed ora sembra pronto ad affrontare un altrettanto lungo e faticoso periodo per la riabilitazione degli arti. Ma le ferite che preoccupano di più medici e familiari sono ben altre. Quel maledetto giorno l’incidente a sua volta provocò una serie di tamponamenti sulla carreggiata sud. In ospedale finirono, in stato di choc, ma solo con qualche contusione, S.P. 35 anni, M.P. di 2 anni e Z.P. di 37, una famiglia residente in Molise.
Dieci gioni dopo la tragedia il tratto della A-14 interessata dall’incidente venne bloccato un giorno intero, per consentire il ripristino e il «rinforzo»del guard-rail.
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