«Un modello di sostenibilità da esportare»

26 Novembre 2018

«Innanzitutto cosa non è Fico. Non è un centro commerciale, ma un modello di sostenibilità da esportare». A parlare è Ivano Tolio, responsabile della comunicazione e referente della Fabbrica italiana...

«Innanzitutto cosa non è Fico. Non è un centro commerciale, ma un modello di sostenibilità da esportare». A parlare è Ivano Tolio, responsabile della comunicazione e referente della Fabbrica italiana contadina di Bologna, di certo non un semplice alter ego di Farinetti. Tolio sa bene cosa sono i centri commerciali, avendo lasciato nel 2014 la poltrona di responsabile marketing di Unieuro, la società di Farinetti nella quale era entrato tre anni prima con la sua Triveneta. Una vita trascorsa tra gli elettrodomestici, ora “sconvolta” da allevamenti, serre, laboratori di cucina e prodotti agroalimentari. E un futuro prossimo in Cina, dove Fico avrà un suo clone. «In realtà stiamo parlando di un esperimento di coesistenza didattica di tutto ciò che è attinente al cibo. È facile esporre un po’ di animali, ma noi qui abbiamo le fabbriche che si occupano degli allevamenti, della produzione e della trasformazione dei prodotti. Il latte viene munto ogni giorno», prosegue Tolio «quest’anno ne sono stati prodotti ben 40mila litri. Gli addetti della Granarolo poi ne utilizzano una parte per fare le mozzarelle fresche, un’altra che viene imbottigliata e venduta. E questa filiera funziona anche con gli alberi da frutto, gli ulivi, gli ortaggi, le duemila cultivar presenti qui». A Bologna hanno spazio anche le eccellenze abruzzesi. «La grande tradizione abruzzese non poteva mancare a Fico», prosegue il responsabile comunicazione. «Oltre agli arrosticini di pecora e ai confetti l’Abruzzo è presente con la Cucina dei Borghi più Belli d’Italia, con cui abbiamo inteso rappresentare la cucina tradizionale delle cento province italiane». (l.d.f.)