Un musical da Oscar sulle strade di Los Angeles
I VENEZIA. Il film perfetto per iniziare una Mostra del Cinema, un film di grande cinema che parla di sogni e di illusioni, che evoca miti senza essere nostalgico, che è realista senza essere cinico...
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VENEZIA. Il film perfetto per iniziare una Mostra del Cinema, un film di grande cinema che parla di sogni e di illusioni, che evoca miti senza essere nostalgico, che è realista senza essere cinico e rilancia il musical classico: “La La Land” di Damien Chazelle inaugura Venezia 73 ed è esso stesso un sogno realizzato, dato che il suo regista l’aveva in cassetto da cinque anni e solo il successo dei tre Oscar di “Whyplash” gli ha permesso di portarlo a termine. Ma anche un film che parla di Los Angeles, del suo traffico impossibile quanto il sogno di sfondare oltre il Sunset Boulevard, ai piedi della collina di Hollywood, nei mitici studio nei quali il film entra per raccontare di Mia (Emma Stone), aspirante attrice ma per ora barista, e Sebastian (Ryan Gosling), pianista molto nostalgico del jazz anni ’50 e ’60 e per questo ai margini dell’attività professionale. Sebastian si circonda delle fotografie delle leggende del jazz, Mia vive nel mito di Ingrid Bergman.
“La la land” inizia con un’ora di gran ritmo lanciata da una sequenza mozzafiato sull'incrocio sopraelevato tra le due highway, la 105 e la 110, una coreografia incredibile girata con un numero di comparse esagerato come nei musical classici: la scenografia è stata ricostruita in studio per le prove. «Poi la California Highway Patrol ha chiuso l'autostrada e ci ha concesso un breve lasso di tempo per girare una scena di ballo molto complicata» dice lo scenografo Daniel Wasco, al quale, assieme alla moglie Sandy Reynolds, si deve l'idea di far guidare a Sebastian una Buick decapottabile del 1980, un’icona essa stessa: autostrade e automobili sono dunque galeotte nell’incontro tra i due.
Come in tutti i musical c’è una coppia che conduce il coro: anche Emma & Ryan cantano e ballano, anche se «più che emulare Ginger & Fred, li evocano», dice Chazelle. Altrettanto reale l’impegno di Gosling per imparare a suonare il piano, una determinazione che ha colpito l’autore della colonna sonora, Justin Hurwitz. «Il suo impegno è stato spettacolare. In tutto il film non c’è un solo primo piano delle mani di Sebastian che sia di una controfigura». Quanto a Emma Stone, racconta di aver ballato dall’età di otto anni e di aver realizzato un sogno. Per questo, parlando del film, esorta i giovani a non essere cinici e a realizzare quello che sentono nel cuore.
I modelli sono “Singing in the rain” e “Les parapluies de Cherbourg”: «Li abbiamo visti assieme» conferma Chazelle «ma abbiamo cercato di renderli moderni». La vena melò dilata un po’ troppo la seconda parte del film, che resta tuttavia un’opera di grande godimento per un pubblico vasto. Negli Usa esce il 16 dicembre, in tempo per gli Oscar ai quali già seriamente si candida.
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