«Un omicidio per futili motivi» Spinelli a processo senza sconti

Secondo l’accusa il 31enne uccise di botte Marco Cervoni perché non gli aveva risposto al telefono E ieri il giudice ha rigettato tutte le richieste della difesa: Corte d’Assise il prossimo 31 maggio
PESCARA. Omicidio volontario premeditato con l'aggravante dei futili motivi. Con queste pesantissime accuse Guerino Spinelli, 31 anni di Pescara, il 31 maggio prossimo dovrà comparire davanti ai giudici della Corte d'Assise di Chieti per essere processato per l’uccisione di Marco Cervoni, 35 anni, avvenuta il primo gennaio dello scorso anno: un reato che, così come prospettato dall'accusa sostenuta dal pm Anna Benigni, vuol dire una condanna all’ergastolo. A disporre il rinvio a giudizio è stato ieri il gup Antonella Di Carlo che ha rigettato tutte le possibili alternative che le aveva sottoposto l’avvocato Melania Navelli che assiste l'imputato. Il legale le aveva provate tutte, chiedendo al giudice di poter usufruire del giudizio abbreviato, ma condizionato. Aveva quindi avanzato due possibili ipotesi al giudice: eliminare la premeditazione o cancellare l’aggravante dei futili motivi, riqualificando il reato in omicidio preterintenzionale: se fosse stata accolta anche una delle due prospettazioni, la condanna di Spinelli, considerando anche la riduzione di un terzo della pena per il rito alternativo scelto, sarebbe stata molto contenuta. Ma il giudice, dopo una breve camera di consiglio, ha deciso di non accogliere le richieste della difesa, disponendo il rinvio a giudizio davanti alla Corte d’Assise.
Il delitto maturò la mattina del primo gennaio 2020 quando Spinelli andò a casa della vittima (un appartamento dove una coppia di amici da due mesi ospitava Cervoni), nello stesso stabile dove risiede la madre di Spinelli. Dalla ricostruzione fatta dagli uomini del dirigente della mobile, Dante Cosentino, Spinelli irruppe nell’appartamento infuriato, dirigendosi subito nella stanza da letto dove dormiva Cervoni, iniziando a picchiarlo e giustificando le botte con il fatto che la vittima, qualche ora prima, non aveva risposto alle sue telefonate: da qui l’aggravante dei futili motivi contestata. «Tu dovevi venire da me, tu mi prendi per il culo», gli gridava Spinelli mentre lo colpiva. Lo avrebbe trascinato nel bagno continuando a picchiarlo fino a portarlo fuori dell'uscio di casa, sollecitato in tal senso dai proprietari che non volevano essere coinvolti. Fuori dalla porta lo avrebbe picchiato ancora con dei calci, stando almeno alle dichiarazioni di un teste chiave che però, nel corso di un incidente probatorio, ammorbidì di molto la sua versione. In un primo momento disse di aver visto Spinelli colpire a calci Cervoni che era a terra, salvo poi addolcire la versione, parlando di un “calcetto”.
Secondo gli inquirenti questa sorta di ritrattazione sarebbe dovuta alle minacce ricevute: e in effetti una volta l’uomo si ritrovò i vetri dell’auto frantumati e, in un’altra occasione, la sua auto bruciata sotto casa, tanto da richiedere ufficialmente alla procura di essere protetto. La difesa, puntando all’omicidio preterintenzionale, aveva cercato di far passare la tesi che la morte di Cervoni, avvenuta appena dopo il suo ricovero in ospedale, sarebbe stata una concausa, viste le patologie che affliggevano la vittima, e sottolineando che lo stesso Spinelli in quel frangente invitò i presenti a chiamare l’ambulanza. Dentro l’appartamento, stando sempre alla ricostruzione fatta dagli inquirenti, Cervoni, oltre a prendere pugni e calci, sarebbe stato colpito alla testa anche con un corpo contundente, probabilmente con un bastone, trovato nell’appartamento e sporco di sangue.
Dietro questo delitto, secondo ipotesi investigative non confermate, ci sarebbero questioni legate allo spaccio di droga.

