Un ospedale per i rapaci nella riserva di Popoli

8 Maggio 2015

Il Comune pronto ad aprire un centro per soccorrere gli uccelli feriti La direttrice: sarà un punto d’assistenza per favorire la reintroduzione

POPOLI. Tra le attività nella riserva naturale Sorgenti del Pescara c’è sempre più spesso il soccorso di uccelli feriti o malati, trovati da cittadini o associazioni ambientaliste. Per dare risposte sempre più efficaci e far fronte a questo tipo di problematica l’amministrazione comunale ha deliberato l’allestimento, nelle aree della riserva delle Sorgenti di Capo Pescara, di un centro che sia in grado di prestare soccorso alla fauna in difficoltà reperita sul territorio cittadino e dei centri del circondario: un mini ospedale per i rapaci.

«Le attività che un centro di questo tipo può svolgere», spiega l’assessore con delega all’Ambiente Giovanni Diamante, «si fondano sulla possibilità assegnate dalla legge regionale 10 del 28 gennaio 2014 che dispone che “per il soccorso, la detenzione temporanea e la successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà, le Provincie, gli agenti di vigilanza, le associazioni, gli organismi e gli altri soggetti si avvalgono del Centro Recupero Rapaci (gestiti dal Corpo Forestale dello Stato), istituiti con una precedente legge regionale al 73/1988, fatta salva la possibilità per le aree protette di poter provvedere autonomamente”».

Dunque il nuovo centro in allestimento dovrà essere gestito dalla riserva delle Sorgenti del Pescara diretta da Piera Lisa Di Felice e dovrà occuparsi principalmente di interventi sui piccoli selvatici, anche di scarso interesse protezionistico, che rimangono tagliati fuori dalle attività del Centro recupero rapaci della Forestale. «Ma ci pare importante», evidenzia Diamante, «anche da un punto di vista didattico, avviare questo tipo di attività per rimarcare la necessità di protezione, aiuto e reintroduzione nell’ambiente dei selvatici in difficoltà e soprattutto per consolidare la cultura del rispetto e della cura delle specie viventi che sono parte integrante dei nostri ecosistemi».

«La riserva», spiega la Di Felice «allestirà in un’area al suo interno adeguate strutture in grado di ospitare i selvatici recuperati bisognosi di specifiche cure di traumi derivanti ad esempio da indebolimento complessivo, che possono essere trattati con attività di semplice rimuscolatura, ma anche individui che hanno la sola necessità di essere reintrodotti nel loro ambiente naturale, nonché quelli che hanno richiedono di essere accuditi, poiché, per varie ragioni, non si mostrano in grado di riprendere autonomamente la vita selvatica».

L’attivazione del centro sarà supportata dalla consulenza di veterinari e specialisti del settore e accompagnata da un programma di attività didattiche, culturali, di sensibilizzazione e di divulgazione delle operazioni che si andranno a compiere.

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