«Un osservatorio sui luoghi cancellati»

7 Maggio 2018

Le ricerche dello storico Di Biase sui monumenti dimenticati «In alcuni casi ruspe più violente dei bombardamenti»

PESCARA. C'è una Pescara cancellata, dove le «ruspe sono state più violente dei bombardamenti della seconda guerra mondiale»: dalla stazione di Portanuova datata 1882, a Villa De Riseis, da Villa Sabucchi, al teatro Pomponi, dalla piazzaforte spagnola del 1500, alla Centrale del latte, al monumento ai Caduti, la filanda Giammaria e le sculture di Nicola D'Antino sul ponte Littorio. C'è una città tardamente recuperata: dall'Aurum al circolo Aternino, dall'ex municipio divenuto Conservatorio, alla stazione di Castellamare diventata «inopportuna» sede dell'Icra, centro di astrofisica, al Colle del telegrafo. E c'è una Pescara da recuperare: il teatro Michetti, la Torretta dannunziana, la chiesa di Sant'Anna in viale Bovio, i sotterranei della Piazzaforte, la medievale Fonte Borea, il mosaico della golena sud del III secolo dopo Cristo, il casino di caccia Giammaria.
Lo storico Licio Di Biase, che da sempre si batte per la riscoperta dei «luoghi identitari di una città senza rughe» annuncia nuove battaglie per «sollecitare l'amministrazione comunale a ripensare alla tutela del territorio affinché il territorio diventi prezioso come può esserlo un "patrimonio condiviso". Il primo provvedimento è stato chiedere al Comune l'istituzione dell'Osservatorio urbano permanente, inserito, ma mai attuato, nella variante al piano regolatore».
In una lettera, inviata due giorni fa al sindaco Marco Alessandrini e per conoscenza ai capigruppo, a Claudio Varagnoli, del dipartimento di Architettura dell’università D’Annunzio e ad Aldo Pezzi, Soprintendenza Mibact, Di Biase, laureato in Storia, sollecita l’amministrazione a «provvedere» alla creazione dell’Osservatorio «onde evitare interventi lesivi del patrimonio storico-culturale».
Il secondo step , annunciato dall’autore di numerosi volumi che raccontano Pescara in tutte le sue declinazioni storiche, sarà trascinare la stampa ogni settimana su uno dei luoghi identitari scomparsi o da recuperare. L’obiettivo «è riaccendere i riflettori sulla città, la cui assenza di rughe, cioè dei segni del tempo, non è dovuta alla mancanza di storia e di un passato importante, ma conseguenza delle disattenzioni volontarie e di eventi inevitabili, su tutto la distruzione provocata dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale, che hanno determinato l’eliminazione di tutto ciò che apparteneva al passato». Una città «smemorata», la definisce Di Biase. E cita lo scomparso critico letterario milanese Giorgio Manganelli, il quale, di Pescara, nel libro “La favola pitagorica”, scriveva: «E’ una città lenta, danarosa, non nostalgica».