Un Palazzo simbolo demolito due volte
FRANCAVILLA AL MARE. Il palazzo Sirena di Francavilla al Mare molto probabilmente non riuscirà a sopravvivere alla sua seconda demolizione e terminerà la sua lunga storia dopo centoventi anni....
FRANCAVILLA AL MARE. Il palazzo Sirena di Francavilla al Mare molto probabilmente non riuscirà a sopravvivere alla sua seconda demolizione e terminerà la sua lunga storia dopo centoventi anni. Inaugurato nel lontano 1888, con una grande festa da ballo con tanto di articolo redatto su La Tribuna di Roma da Gabriele d'Annunzio, venne progettato da Antonino Liberi in stile floreale-liberty. Nel 1943, venne raso al suolo dalle mine dei nazisti. Nell'immediato dopoguerra, nel 1947, furono partigiani e reduci a essere impegnati in prima linea nella ricostruzione di quell'edificio simbolo della città. Il progetto portava la firma di Vittorio Ricci.
Poi, dopo qualche decennio, è cominciata una fase di stallo nella gestione della struttura con un'alternarsi di luci e ombre, fino agli anni Ottanta quando venne costruita sul retro la Torre con l'auditorium. Dal 2011, anno nel quale è stato eletto Luciani, il programma per la demolizione è stato avviato con l'inizio di un lungo dibattito, tra favorevoli e contrari, che è sfociato nella costituzione del comitato Sirena Risorgi e l'appello lanciato dall'associazione Italia Nostra, al quale hanno aderito personaggi come Vittorio Sgarbi e architetti di fama come Fuksas e Portoghesi.
Nel frattempo, l'amministrazione comunale ha deciso di lasciare all'abbandono l’edificio non organizzando di fatto più niente al suo interno ma con solo l'ufficio Iat, al piano terra. Lo scorso gennaio, quando il sindaco era già pronto ad avviare la demolizione, la soprintendenza ha comunicato l'avvio della valutazione per l'interesse culturale, dunque lo stop di 120 giorni. Termine non perentorio, e che potrebbe portare all'apposizione di un vincolo postumo (a palazzo demolito). «Francavilla scelse di far simboleggiare la rinascita a un edificio», dice l'architetto Massimo Palladini, di Italia Nostra, «l'architettura post-bellica è una parte importante della nostra storia. Perché distruggere il simbolo della città con volontà titanica? Poi ci sono stati ritardi e ambiguità da parte della soprintendenza, con un rimpallo di responsabilità tra i vari livelli». Per Alessandro Sonsini, docente dell'università d'Annunzio, «è una demolizione anticultura». Per Ricci, progettista della Torre, l'abbattimento dell'ala storica «rappresenta una mutilazione». Zazzara, dell'ateneo d'Annunzio, considera la demolizione «un atto sconsiderato e potrebbe esserci un'azione contro il Comune per danno erariale» e giudica «pietoso l'atteggiamento della Soprintendenza». Al momento, l’amministrazione comunale non ha in mano un progetto per la nuova piazza Sirena ma nelle intenzioni del sindaco potrebbe esserci un parcheggio sotterraneo e un tunnel per viale Nettuno. (l.z.)
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