Un percorso lastricato di grandi maestri
La 73esima edizione della Mostra del Cinema ha scelto la strada più autoriale, lastricata di grandi maestri del cinema. Una edizione così ricca di registi importanti non si vedeva da anni: Malick...
La 73esima edizione della Mostra del Cinema ha scelto la strada più autoriale, lastricata di grandi maestri del cinema. Una edizione così ricca di registi importanti non si vedeva da anni: Malick Konchalovsky, Wenders, Ozon, Kusturica, Diaz e - sorpresa! - Pablo Larrain (imbarcato all’ultimo secondo) saranno tutti in gara a contendersi il Leone d’Oro. E l’Italia? Alberto Barbera sembra aver fatto di necessità virtù: di fronte a una compagine nazionale di canditati non particolarmente competitiva ha scelto, con audacia, il quarto film dell’anglo-pisano Roan Johnosn (Piuma), Giuseppe Piccioni tutto al femminile (Questi giorni) e la coppia Massimo D’Anolfi e Martina Parenti con il documentario “Spira Mirabilis”, film molto lontano dai gusti e dai circuiti tradizionali. Se l’Italia si fa piccina con tre storie sotto traccia e dallo sguardo inedito, l’America dilaga. Si parte con il musical di Damien Chazelle (La la land) e si arriva alla fantascienza di Denis Villeneuve con “Arrival”. Quindi il secondo lungometraggio dello stilista Tom Ford (Nocturn animals), il dramma di Derek Cianfrance (The light between oceans, con Fassbender, Vikander e Weisz), altra fantascienza (“The bad batch” della giovane autrice di origini iraniane Ana Lily Amirpour) e il documentario firmato da Terrence Malick (Vojage of time) a cui il regista lavora da 25 anni. Il Sud America, mattatore della scorsa edizione, risponde con Amat Escalante (La region salvaje) che promette di essere il film più scandaloso del concorso e con il biopic “Jackie” firmato da Pablo Larrain sulla vita di Jacqueline Kennedy. In concorso anche il russo Andrei Konchalovsky (Paradise), Wim Wenders in versione teatrale e 3D (Les beaux jours d'Aranjuez), Emir Kusturica con il kolossal “On the milky road” interpretato da Monica Bellucci e François Ozon (Frantz). Autore e impegno vanno a braccetto, anche nel minutaggio dei film, raramente sotto i 100 minuti; al maestro filippino Lav Diaz, neanche a dirlo, il primato del film più lungo con “The woman who left”, che sfiora le quattro ore.
Marco Contino

