Un piano da 10 milioni per togliere l’ex discarica

Gli ambientalisti presentano un progetto per bonificare il sito di Villa Carmine: «Ci sono le tecnologie per polverizzare i rifiuti e salvare il fiume dal percolato»
MONTESILVANO. Sollecitare l’amministrazione comunale a prendere tutti i provvedimenti necessari per risolvere il prima possibile l’emergenza che sta interessando in questi giorni l’ex discarica di Villa Carmine. Con questo obiettivo gli esponenti di alcuni gruppi e associazioni cittadine sono saliti ieri mattina sul palco di piazza Diaz per fare il punto della situazione sul problema che rischia di aggravare la qualità delle acque del fiume Saline e del mare montesilvanese, con gravi ricadute sulla salute dei cittadini. Il dibattito arriva a pochi giorni dal sequestro da parte della capitaneria di porto dell’ex discarica a seguito della scoperta di uno sversamento di percolato. A promuovere l’iniziativa sono stati i consiglieri di Rievoluzione Anthony Aliano e Manola Musa e i rappresentanti di Nuovo Saline, Noi con Montesilvano, Terra Nostra, Montesilvano Tricolore e Comitato Salva Saline.
A prendere parola sul palco in particole il consulente ambientale e presidente dell’associazione Nuovo Saline Gianluca Milillo, primo ad accorgersi della presenza di percolato lo scorso 15 marzo nel corso di uno dei frequenti monitoraggi lungo il fiume. Milillo ha dapprima esposto i risultati delle verifiche effettuate sugli insetti che abitano il fondale del Saline, utilizzati come bio-indicatori della salute delle acque, che da tempo evidenziano un alto livello di inquinamento, per poi ricordare come gli effetti dell’inquinamento cronico del fiume possano avere delle ricadute nel tempo sia sulla salute della fauna che vive nel Saline, che su quella delle persone che poi mangiano i pesci contaminati. «Per questo è importante accendere le luci sul fiume e sensibilizzare la popolazione», ha aggiunto.
Il dibattito si è focalizzato poi sui possibili rimedi per cercare di eliminare alla radice la bomba ecologica: «Oggi esistono le tecnologie in grado di eliminare in breve tempo l’intera collina e di bonificare il terreno sottostante», ha spiegato. «E per farlo basterebbero intorno ai 10 milioni di euro, rispetto ai 50 milioni stimati per poter neutralizzare la discarica con i sistemi tradizionali». Semplificando, questa tecnologia prevede lo sbancamento della collina a strati, con l’ausilio di strumenti in grado di individuare innanzitutto il materiale ferroso. Va ricordato, infatti, che negli anni ’70 nell’ex discarica veniva conferito ogni genere di rifiuto. Una volta effettuata questa prima scrematura, il materiale rimanente, fatto essiccare e quindi ridotto di volume, verrebbe inserito gradualmente in bidoni contenenti, tra l’altro, dei batteri in grado di trasformare il tutto in sabbia sterilizzata. Così facendo la collina potrebbe nell’arco di breve tempo essere completamente polverizzata. «Purtroppo però, ad oggi, in Italia non è prevista la possibilità di utilizzare tale tecnologia», ha aggiunto Milillo, «e si continua a curare un malato di cancro con un cerotto».
Le associazioni hanno, però, elaborato una ricetta alternativa che verrà proposta all’amministrazione comunale nel corso di un consiglio comunale straordinario sollecitato nei giorni scorsi da Aliano: «Ciò che chiederemo», ha annunciato il consigliere, «è l’elaborazione di un cronoprogramma che preveda le seguenti azioni: l’individuazione delle aree di discarica interessate dal percolamento e dei fattori che lo favoriscono o provocano; la messa in sicurezza d’emergenza delle fonti inquinanti; la parallela nuova caratterizzazione delle acque e del suolo per verificare l’evoluzione del fenomeno; la messa in sicurezza definitiva; la bonifica a step dell’area a partire dalla discarica».
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