Un primo giorno (quasi) normale

19 Maggio 2020

Il nostro viaggio nelle attività appena riaperte, ecco il racconto dei giornalisti-clienti

È un primo giorno di lavoro che, come un ossimoro, per molti assomiglia al primo giorno di vacanza. L’inattività forzata di oltre due mesi, del resto, non può essere considerata una pausa ben accetta, un periodo di riposo, visto che prevalevano la preoccupazione per la salute, prima, e per le prospettive economiche terribili, in prospettiva. L’alba della fase 3, iniziata ieri, è tutto un fiorire di iniziative, di saracinesche che finalmente si alzano, di tavoli all’aperto che si ripopolano, di negozi che con cautela ricominciano l’attività, di chiese in cui risuonano preghiere e inni sacri. Tutti siamo costretti a dei compromessi, necessari per provare a intravedere una normalità ancora lontana, ma di questi tempi è meglio accontentarsi. Sperando che l’incubo sia ormai alle spalle. I dati sanitari di ieri sono rassicuranti, soprattutto su Pescara, con zero contagi per la prima volta dall’inizio della pandemia. Buone notizie che resteranno tali solo se tutti, insieme e senza eccezioni, ci atterremo alle regole indicate da decreti e ordinanze. È quello che stanno facendo i commercianti, i parrucchieri, gli estetisti, i baristi, i ristoratori. Molti ristoratori, per la verità, ancora non sono in condizioni di riaprire per motivi di sicurezza. In queste due pagine raccontiamo cinque esperienze vissute in quattro tipologie di attività: un ristorante, un parrucchiere, un negozio di abbigliamento e due bar. Sono racconti vissuti personalmente dai giornalisti del Centro, senza sconti e senza reticenze. Una guida al comportamento ideale per riavvicinarsi alla normalità, ben consapevoli, però, dei rischi che si correrebbero in caso di un riacutizzarsi della pandemia.