Un riferimento per la Pescara bene fino alla scomparsa della moglie

PESCARA. Alta borghesia cittadina, Vincenzo Berghella, figlio di un medico dentista e a sua volta medico anche lui dal 1979. Taciturno, solitario, ma capace di scatti d’ira improvvisi, come racconta...
PESCARA. Alta borghesia cittadina, Vincenzo Berghella, figlio di un medico dentista e a sua volta medico anche lui dal 1979. Taciturno, solitario, ma capace di scatti d’ira improvvisi, come racconta chi l’ha conosciuto bene, Vincenzo Berghella nella zona di via Regina Margherita, quartiere bene pescarese è “il medico”. A 68 anni compiuti da poco, ha visto crescere i ragazzini e invecchiare i loro genitori che alla sua discesa in campo con il primo Berlusconi, nel 1994, lo premiarono a suon di voti portandolo in consiglio comunale con l’allora sindaco di centrodestra Carlo Pace. Presidente della commissione Sanità in più occasioni, ha fatto il consigliere comunale per 15 anni, fino al 2009, facendosi portavoce delle questioni che più accaloravano la sua gente e tutta la città: inquinamento, carenza di parcheggi, il pronto soccorso nuovo, ancora oggi da inaugurare.
Tutte questioni che nel tempo ne hanno alimentato popolarità e credibilità anche tra i suoi pazienti, molta gente del quartiere tra professionisti affermati, commercianti, pensionati e, anche, tanta gente semplice. Un percorso all’apparenza sempre uguale, anche quando ha smesso di fare il politico. Compassato, schivo, all’apparenza distaccato. Uno che non ama le chiacchiere, Berghella. Fino a quando, però, le chiacchiere non gli sono ricadute addosso come una valanga che a poco a poco è cresciuta fino a travolgerlo con l’arresto ai domiciliari di ieri.
Ma l’inizio della sua caduta parte dalla sera del 17 gennaio 2012 quando l’ex moglie Silvana Pica, affetta da disturbo bipolare, scompare misteriosamente. E non viene più ritrovata. La denuncia di scomparsa la fanno, dieci giorni dopo, il figlio e il fratello di Vincenzo Berghella, il fratello con cui non parla da oltre vent’anni per questioni di eredità. E che con quella denuncia lo costringe suo malgrado a uscire allo scoperto. A smettere i panni del medico e del politico rispettato e ad assumere invece quelli dell’ex marito che, si viene a scoprire, due giorni dopo quella scomparsa, aveva l’ultima udienza per la spartizione degli ultimi beni in comune con la ex moglie. Il particolare, insieme al disinteresse smaccato che Vincenzo continua a mostrare sulla vicenda, alimenta insinuazioni e sospetti. Fino a quando il medico, il politico, il cittadino esemplare, pur di riprendersi la sua immagine e, come dirà, la sua verità, decide di convocare una conferenza stampa nel suo studio medico. «Con Silvana non parlavo da 22 anni, sono stato danneggiato e inutilmente diffamato da alcuni organi di stampa nonchè da persone che deliberatamente hanno voluto dare di me un’immagine distorta approfittando di questo caso umano assai drammatico». Parla della moglie bella e brillante che subito dopo il matrimonio si ammala di disturbi psichici, racconta del figlio che non era voluto andare a stare con lui, dei rapporti con la madre.
Dice tutto o quasi Vincenzo Berghella, sperando di tornare così alla sua normalità mentre il pm D’Agostino fa archiviare il caso Pica. Con la nuova moglie Alessandra, nella villa di Moscufo ereditata dal padre, Berghella riprende il suo tran tran quotidiano nello studio medico di via Regina Margherita dove però, a luglio 2015, succede l’imprevisto. Succede che un paziente tenta di ucciderlo nel suo studio con un coltello.
L’uomo viene arrestato per tentato omicidio, Berghella, sconvolto, il giorno dopo sfoga la sua paura descrivendo la patologia bipolare del paziente e l’impotenza del medico di fronte a casi simili. Si sente un sopravvissuto, Vincenzo Berghella. Senza sapere che da quel momento gli investigatori cominciano a indagare su di lui e sui rapporti con i suoi pazienti. Fino ad arrestarlo.
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