Un telefono segreto per gli incontri al market

18 Novembre 2014

Gagliardi ai magistrati: dopo un litigio Pavone fracassò il cellulare della moglie ma io e lei ci vedevamo ogni pomeriggio al parcheggio dell’Oasi di Montesilvano

PESCARA. Litigi, cellulari rotti a terra, macchine rigate, gelosie e due famiglie che, al di là dell’inchiesta penale che ha coinvolto Vincenzo Gagliardi, in carcere con l’accusa di aver sparato a Carlo Pavone, l’ingegnere morto domenica a 43 anni, ne escono distrutte.

C’è anche lo spaccato familiare dei coniugi Pavone e dei coniugi Gagliardi nell’interrogatorio dell’arrestato, il dipendente delle Poste accusato fino a domenica all’una di tentato omicidio e, dalla morte di Pavone, di omicidio. L’uomo, rispondendo alle domande del giudice per le indagini preliminari Maria Michela Di Fine e del pm Anna Rita Mantini, ha raccontato anche degli incontri con la sua amante Raffaella D’Este, dei cellulari che usavano per parlare e degli appuntamenti. D’Este non è indagata ed è estranea all’inchiesta e, nel processo, figurerà come parte offesa. Ecco alcune domande dei magistrati a Gagliardi.

Gip: Dieci giorni prima il ferimento di Pavone, c’è stato un grosso litigio tra D’Este e Pavone. Lei è stato informato?

Gagliardi: Sì, più o meno.

Gip: Lei quel giorno ha raggiunto la D’Este a Caramanico?

Gagliardi: Sì, roba di 5 minuti. Mi ha spiegato cos’era successo, che avevano litigato, che si erano menati, queste cose qua. Poi c’era la famiglia e io me ne sono andato.

Gip: Che utenze usavate per comunicare?

Gagliardi: Lei aveva un numero che utilizzava solo con me. Ma non lo ricordo.

Gip: Non si ricorda il numero con cui lei parlava con la D’Este?

Gagliardi: No, lei parlava con me, è lei che mi chiamava. Io raramente.

Gip: Perché in una conversazione ambientale la D’Este dice “no, quello non è stato trovato”. A cosa si riferiva, a questo telefono?

Gagliardi: Allora, quel telefono con cui mi telefonava, quando c’è stata la famosa lite, il marito gliel’avrebbe fracassato a terra.

Gip: Quindi il telefono che D’Este utilizzava fino al 21 ottobre.

Gagliardi: Non lo so fino a che giorno, comunque fino a quando c’è stata la lite. Che lite? So che ce ne sono state più di una sicuramente. Comunque quel telefono il marito gliel’ha tolto e non so che fine ha fatto. Il giorno stesso, o il giorno prima, io avevo un coupon che regalava una Sim se ti recavi con 20 euro e io gliel’ho dato per utilizzarlo al posto dell’altro. Gliel’ho dato il 30 ottobre alle 16, quando ci siamo visti. Ma soltanto il numero, soltanto la Sim.

Gip: Se il telefono era rotto, come avete fatto a comunicare nei 10 giorni da quando si è rotto il telefono fino al 30 ottobre?

Gagliardi: Non abbiamo comunicato.

Gip: Come facevate a incontrarvi? Ogni pomeriggio vi vedevate alle 16 al supermercato Oasi di Montesilvano, al parcheggio?

Gagliardi: Sì.

Gip: E non vi sentivate.

Gagliardi: Sì, forse col telefono dell’ufficio, per problemi di lavoro ci sentivamo. Bene o male qualche comunicazione c’era sempre.

Gip: Ma per lei era una storia importante la relazione con la D’Este?

Gagliardi: Bene o male.

Pm: D’Este cosa le raccontava delle sue dinamiche familiari?

Gagliardi: Niente, stavano cercando un accordo per separarsi perché il suo matrimonio non andava bene. Ma lei non voleva abbandonare i figli fino a quando i bambini erano piccoli.

Alla fine dell’interrogatorio ci sono le domande dell’avvocato Renzo Colantonio rivolte al suo assistito. Per il gip, come scrisse nell’ordinanza, Gagliardi sarebbe stato spinto a sparare per «motivi passionali», ipotesi che invece viene scartata sia dal legale che dall’arrestato.

Avv. Colantonio: Sa benissimo che esiste la separazione, avevate già parlato di chiudere legalmente con le rispettive famiglie?

Gagliardi: Io ci pensavo perché con mia moglie non c’erano conflitti ultimamente, lei si stava accordando col marito per vedere di risolvere civilmente. Nel momento dell’accaduto mia moglie se n’è andata di casa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA