«Un traguardo per tutti, giudici esemplari»

Il fratello della giovane uccisa: mia sorella ora diventa un simbolo, spero serva per altre ragazze
PESCARA. «La conferma della condanna non dovrebbe fare notizia. E invece ci troviamo qui ad esultare per questo risultato perché sappiamo che poteva andare diversamente. E d’altronde basta guardare come è andata in altri casi, quando la pena è stata ridotta in Appello». A parlare è Jonathan Sterlecchini, fratello di Jennifer, che ieri mattina era a L’Aquila, con la madre, Fabiola Bacci, ad ascoltare la sentenza della Corte d’Appello nei confronti di Davide Troilo, ex fidanzato della 26enne uccisa a coltellate nel 2016.
«Il timore», aggiunge Jonathan, era che si arrivasse a «una riduzione della pena, perché fino ad oggi non si è mai verificata una conferma rispetto al primo grado. Quindi, se consideriamo questo pericolo, è andata bene. Ci sembra di aver raggiunto un traguardo e credo che mi sorella fosse lì, in quell’aula, e abbia messo una mano sulla coscienza dei giudici, sempre che ce ne fosse bisogno. Sono stati esemplari, insieme al pubblico ministero e ai nostri avvocati». Il pronunciamento di ieri è «un cambio di passo importante», per Jonathan, perché «è successo qualcosa di nuovo». Ieri, fa notare ancora, è stato impresso «un segno tangibile» verso una direzione che si annuncia di «cambiamento». E questo ragionamento va bene oltre il caso di Jennifer, che ora diventa «un simbolo».
«Spero che tutto questo serva per altre ragazze che vengono uccise da chi diceva di amarle», prosegue il fratello di Jennifer. «Se vengono presi provvedimenti seri» nei confronti di chi si rende responsabile di questi reati, «forse chi ha intenzione di uccidere ci ripensa», aggiunge Sterlecchini. Ieri l’ondata di affetto è stata travolgente per Jonathan e la madre. «Ringrazio tutti coloro che ci hanno fatto arrivare messaggi da ogni parte d’Italia». Ma la battaglia non è finita perché potrebbe esserci un passaggio ulteriore, «in Cassazione». E anche in quella sede «spero che vengano confermati i 30 anni».

