«Una casa per la cultura ma ho solo duemila euro»

9 Luglio 2014

L’assessore Di Iacovo spiega i suoi progetti: voglio una sede per tutte le associazioni sfruttando gli immobili comunali sfitti ma in cassa ho 200 euro al mese

PESCARA. Una casa della cultura per tutte le associazioni attive sul territorio, sfruttando gli immobili comunali sfitti e inutilizzati, in modo da alimentare «la vocazione contemporanea e creativa della città». Un calendario settimanale degli eventi e delle iniziative in programma «per evitare giorni di sovrapposizioni e altri di deserto». Infine un lavoro di squadra per intercettare i fondi europei, diretti e indiretti. Sono solo alcune delle proposte del neoassessore alle politiche culturali, Giovanni Di Iacovo, a pochi giorni dal suo ingresso nella giunta guidata dal sindaco Marco Alessandrini.

Con le casse del municipio quasi completamente a secco, l’obiettivo prioritario è reperire risorse pubbliche e private, dialogando con l'imprenditoria locale, con la Regione e con l’Europa. E, al tempo stesso, rilanciare la funzione primaria di un assessorato «che non è un mero distributore di contributi», ma deve essere in grado di «dare indirizzi precisi allo sviluppo culturale della città». Per la stessa ammissione di Di Iacovo, fino a quando non sarà approvato il bilancio, la cifra a disposizione dell’assessorato alla cultura ammonta complessivamente a 2.000 euro da utilizzare in dodicesimi, pari quindi a 220 euro al mese. «Sarei poco sincero», spiega, «se mi dicessi meravigliato di aver trovato le casse vuote. Questo è dovuto alle scelte sbagliate e alle non- scelte della passata amministrazione (come le cifre enormi date a un Festival Dannunziano che ha prodotto scarsissimi risultati) e all’impoverimento sistematico e crescente delle risorse di ogni Comune, a causa di scelte nazionali».

Sono cinque i punti programmatici individuati dal neoassessore in quota Sel: costruire un rapporto trasparente, ma robusto e continuativo, con le realtà imprenditoriali del territorio, per proporre iniziative di valore e chiedere un sostegno economico; lavorare sui finanziamenti europei diretti e indiretti; creare le condizioni materiali e logistiche affinché la cultura possa svilupparsi, assegnando alle tante associazioni che ne hanno necessità una sede in uno dei numerosi spazi comunali agibili e sfitti; creare un calendario «razionale» che eviti giorni di sovrapposizioni e altri di deserto, offrire una comunicazione settimanale capillare degli appuntamenti tramite mailing-list e manifesti, favorendo la costruzione di reti tra associazioni e operatori; promuovere e sostenere la vocazione contemporanea e creativa della città. «Alcuni di questi», è l’opinione di Di Iacovo, «saranno lavori lunghi e impegnativi, ma li ritengo indispensabili per la ricostruzione del volto e del cuore culturale di Pescara. Investire nella cultura è segno del grado di civiltà, in quanto la cultura produce sviluppo economico e crescita sociale».

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