Una casupola di materassi realizzata dai disperati

10 Aprile 2018

La baracca è stata costruita dentro uno dei capannoni mai ultimati sulla Tiburtina Il curatore fallimentare chiede l’intervento dei vigili urbani: è abusiva e pericolosa

PESCARA. Per mettere in piedi una baracca hanno utilizzato materassi e altro materiale di fortuna. E così, un po’ per volta, hanno creato una casupola la cui stabilità e sicurezza sono assolutamente incerte. Ma lì dentro un minimo di riparo è assicurato, sia dal freddo sia da occhi indiscreti.
È chiaro, lo dimostra questa baracca, che il degrado non ha ancora abbandonato i capannoni sulla Tiburtina situati tra il supermercato Conad e la sede della Humangest. Le strutture non sono mai state ultimate e di recente sono state vendute all’asta nell’ambito del fallimento della Mediterranea Life srl. Insieme ai capannoni (il complesso si chiama Piper) sono stati venduti uffici, garage, posti auto coperti e scoperti, e tra le unità immobiliari del cosiddetto «Megalotto» finito all’asta ci sono alcuni dei locali dell’edificio a specchi “Saligia”, su strada comunale Piana.
Per questi spazi (venduti a tre milioni e 800mila euro) si annuncia una prospettiva migliore, in futuro, rispetto al nulla degli ultimi anni. Il Piper, in particolare, è diventato un punto di riferimento per spacciatori, tossicodipendenti e senzatetto che sapevano di trovare lì sotto un nascondiglio tranquillo. Bastava (e basta) superare la recinzione e infilarsi sotto uno dei capannoni per stare un po’ in disparte.
In passato qualcuno ha pensato bene di piazzarci perfino una tenda da campeggio dove vivere e ora è stato fatto un passo avanti, con la costruzione di una specie di capanna. L’esistenza della casupola è stata segnalata da chi vive e lavora in zona al curatore della Fallimento Mediterranea Life srl, Luca Cosentino (gli immobili non sono stati ancora trasferiti all’acquirente). È stato lui a rivolgersi alla polizia municipale, già in due occasioni, per sollecitare un intervento di sgombero.
La struttura che è stata realizzata nel Piper, fa notare, è «abusiva», è stata creata «da terzi» che si sono introdotti nell’area superando il recinto di delimitazione, più volte divelto da balordi e tossicodipendenti che hanno superato anche l’ostacolo del filo di ferro apposto su disposizione di Cosentino su tutta la recinzione proprio per evitare intrusioni.
La baracca, poi, è «pericolosa» perché composta da materiali «facilmente infiammabili» ed è sufficiente pensare a tutte le volte in cui è stata riscontrata la presenza di bombole del gas. Cosentino ha chiesto aiuto alla polizia municipale perché la curatela non ha «mezzi e strumenti» per liberare l’area che va «preservata dall'evidente degrado e dalle situazioni di potenziale pericolo», dice sempre il curatore fallimentare. Ma lui stesso sa bene che, in caso di smantellamento, la situazione di calma sarà «temporanea» perché la zona fa troppo gola a chi non ha una casa o un posto dove stare. Lo dimostrano le operazioni di bonifica effettuate in passato da polizia e vigili urbani che si sono concluse con la chiusura dell’area, durata pochissimo. Pur di accedere a quegli spazi hanno perfino bucato delle parti murate. Dentro al Piper, poi, una giovane donna è stata violentata e un uomo è stato trovato morto.
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