Una corona per ricordare Flaiano

Ma lo scrittore antiretorico forse avrebbe scherzato sulla cerimonia
Ieri ricorreva il 43esimo anniversario della morte di Ennio Flaiano. Per commemorare lo scrittore e sceneggiatore pescarese, il sindaco Marco Alessandrini ha deposto una corona davanti alla sua casa natale in corso Manthonè. Alla cerimonia hanno assistito alcuni assessori, un gruppo di alunni delle scuole del centro storico e i rappresentanti della Fondazione Edoardo Tiboni e dell'Associazione Ennio Flaiano, che, in questi giorni, stanno ricordando lo scrittore con una serie di belle iniziative al Mediamuseum di piazza Alessandrini. La cerimonia di ieri mattina è un modo per ricordare con affetto uno scrittore che, benché lontano per gran parte della vita dalla sua città natale, con essa mantenne sempre un affetto venato dalla malinconia e dal disincanto che erano, poi, le cifre più significative della sua opera e del suo stare nel mondo. Idiosincratico com’era, viene da chiedersi, dunque, che che cosa penserebbe Flaiano di un gesto che contrasta con un abito mentale, il suo, modellato su una radicale allergia alla retorica. Ci scriverebbe su una battuta delle sue, Flaiano? Forse non ve ne sarebbe bisogno, bastandone un paio scritte da lui mentre, come tutti noi, era temporaneamente vivente. Chessò?, per esempio: «Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità». Oppure quest’altra: «Essere pessimisti circa le cose del mondo è un pleonasmo, non è che anticipare quel che accadrà». (g.d.t.)
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