“Una culla per la vita”: così l’ospedale salva i bambini abbandonati

12 Aprile 2023

In via Paolini da dieci anni c’è lo stesso dispositivo che ha protetto il piccolo Enea a Milano. Il primario: «L’affidamento in riservatezza»

PESCARA. Si chiama “Una culla per la vita” ed è «un posto sicuro per accogliere i neonati lasciati soli dai genitori». La culla si trova in via Paolini 47, al piano terra della palazzina rossa, dal 12 giugno del 2013. Si tratta di una culla termica per accogliere neonati abbandonati, in un’area senza telecamere: spingendo una porta è possibile lasciare un neonato e affidarlo alle cure dell’ospedale. È come quella che, al Policlinico di Milano, ha salvato la vita al piccolo Enea, lasciato lì dalla mamma con un biglietto nel giorno di Pasqua. Oltre alla culla termica, per evitare l’abbandono dei neonati, è possibile anche il parto in anonimato: dall’inizio 2016 alla fine del 2022, all’ospedale di Pescara, si sono verificati 9 parti di donne senza nome, cioè che non hanno acconsentito a essere nominate al momento della nascita dei figli.
COME FUNZIONA La “Culla per la vita”, donata e recentemente restaurata dal Soroptimist, è una versione moderna della medievale Ruota degli Esposti in cui le madri in difficoltà abbandonavano i bambini appena nati; oggi è uno strumento di aiuto per quelle donne che arrivano a fare una scelta così estrema e dolorosa, lasciando il neonato in un luogo sicuro e in anonimato. La porta della culla può essere aperta con una semplice pressione che, tramite dei sensori, allerta semplicemente la vigilanza dell’ingresso nel locale. Attraverso un pulsante si apre la finestra dell’ambiente protetto in cui è installata la culla; una volta collocato il neonato, la porta della culla si richiude dopo pochi secondi e non può più essere riaperta fino alla presa in carico del bambino da parte del personale sanitario. Il piccolo viene poi accolto in Neonatologia e accudito, sia dal personale sanitario che dalle volontarie dell’Abbraccio dei prematuri per le coccole, informando subito il Servizio sociale ospedaliero per la presa in carico del piccolo.
IL PRIMARIO «Si tratta di una struttura concepita appositamente per permettere ai genitori in difficoltà di lasciare, in condizioni di totale sicurezza il proprio bambino», spiega il primario della Terapia intensiva neonatale Susanna Di Valerio, «la culla è infatti dotata di specifici dispositivi che accolgono il neonato, allertano il personale che si recherà rapidamente dal bambino e nel frattempo regolano la temperatura per garantire al piccolo una condizione ambientale adeguata. Il dispositivo che allerta il personale sanitario è attivo 24 ore su 24, tutelando la salute del neonato e la privacy dei genitori. L’ospedale è altresì attivo per sostenere, accompagnare e rispettare la donna che effettua il parto in anonimato».
COSA DICE LA LEGGE La normativa vigente prevede, in riferimento alle gestanti, il diritto, senza vincoli di residenza e nazionalità, comprese quindi le donne migranti e/o che sono in Italia clandestinamente, di partorire in anonimato, ossia senza riconoscere il neonato. Il percorso del parto in anonimato consente di garantire il diritto alla salute sia della donna che del nascituro.Nove i casi accaduti a Pescara: in assoluta protezione della donna, alle volte presa in carico ancora durante la gestazione e, tutela del bambino, gli assistenti sociali del Servizio sociale ospedaliero della Asl di Pescara hanno avviato interventi di protezione tramite le autorità giudiziarie competenti. «Si spera», dice il primario, «che tale comunicazione possa raggiungere tutta la popolazione e che tale diffusione possa permettere a genitori in difficoltà di non abbandonare mai un neonato in luoghi non idonei, ma di garantire la sopravvivenza al piccolo proprio attraverso la “Culla per la vita” o con il parto in anonimato». Per informazioni 085.4252644, 331.6868202 o serviziosociale.ospedalepescara@asl.pe.it