Una folla per il saluto a San Pio tra ricordi, speranze e preghiere

Padre Guglielmo accompagna l’uscita della reliquia dalla basilica visitata da 30mila devoti in 9 giorni Poi il passaggio all’ospedale, a palazzo di Città e a San Cetteo, con la messa del vescovo Valentinetti
PESCARA. Lacrime e sorrisi. Gioia e tristezza. Applausi e silenzi. Sono le emozioni, contrastanti e fortissime, che hanno accompagnato l’addio alla città del cuore di San Pio venerato, in questi nove giorni di celebrazioni, da circa 30mila fedeli arrivati da tutta la regione e dal centro Italia.
IL SALUTO DELLA CITTÀ
Ieri sera, intorno alle 20, il congedo da Pescara, «unica città italiana ad aver ospitato il cuore di padre Pio» ha rivelato nel pomeriggio padre Guglielmo Alimonti durante la messa celebrata di fronte a centinaia di persone nella basilica della Madonna dei Sette Dolori, ai Colli, da dove la teca argentea è uscita alle 15.39, tra due ali di folla commossa.
L’ATTESA E LE CONFESSIONI
Una nonna è riuscita a sfiorare l'ampolla con la maglietta rosa della nipotina malata, sperando in un miracolo, mentre la vettura con la reliquia del santo partiva alla volta della cattedrale di San Cetteo, che si riempirà all’inverosimile (con lunghe file alle confessioni) durante la messa delle 18.30 celebrata dall'arcivescovo, monsignor Tommaso Valentinetti, prima di far ritorno a San Giovanni Rotondo in serata. A bordo dell'auto, sommersa da mani che cercano di toccare per l'ultima volta il santo e che la trattengono come a non volerla lasciare andare, padre Guglielmo e padre Luca Di Panfilo, gli artefici di questo evento storico per la città e l’Abruzzo, insieme ad altri confratelli.
LA TAPPA IN OSPEDALE
Durante il tragitto, la reliquia ha fatto anche tappa in ospedale per benedire i malati e poi è stata ricevuta davanti a palazzo di città dal sindaco Carlo Masci e altri amministratori. «Ditelo ai vostri nipoti che il cuore di San Pio è stato qui», ha detto durante l’omelia delle 15 padre Alimonti, emozionato e orgoglioso, «nessuna città italiana ha avuto questo onore, ma a padre Guglielmo non si poteva dire di no, così hanno detto, concedendoci il permesso di ospitare la reliquia».
PADRE GUGLIELMO E PADRE PIO
E ancora, sciogliendo i ricordi, ancora padre Guglielmo ai fedeli: «Un giorno volevo fare una foto con lui. Mi dissero: no, non si può. Poi un frate trovò la soluzione: portagli un quadro della Madonna», e oggi quello scatto è parte delle memorie raccontate in un libello distribuito ai fedeli insieme a 30mila santini, nel corso della manifestazione iniziata il 15 ottobre scorso con una fiaccolata. «Oggi è lui pellegrino», ha rimarcato padre Guglielmo, «ma al vescovo ho chiesto di restituire la visita che faremo insieme il prossimo anno in Gargano». Un coro di sì e applausi scroscianti, tra canti e Ave Maria.
LA MOBILITAZIONE
«Nel 1975 l’allora Pontefice disse che l’esercito di padre Pio era grande, in questi 9 giorni si sono mobilitati da ogni dove per essere qui, siete voi i soldati scelti contro il male, il miracolo questa volta lo avete compiuto voi devoti. Poco fa gli ho chiesto: padre, vuoi rimanere? Non ha risposto, quindi non vorrebbe andare via», ha scherzato padre Guglielmo dal pulpito prima di cedere la parola a padre Luca che ha urlato: “Viva padre Pio”. E la folla si è riversata in strada per l’ultimo saluto.
MIRACOLI E PREGHIERE
Ognuno col proprio ricordo, o preghiera o miracolo, da custodire gelosamente. Nietta Macena, pescarese, è in lacrime. Si asciuga gli occhi e racconta: «Avevo 7 anni quando nonna Annunziata mi portò da padre Pio a San Giovanni Rotondo, lui mi mise una mano in testa per benedirmi, non lo dimenticherò mai. Mio suocero, malato in ospedale, sognò padre Pio che si frappose fra lui e una bara e disse all'infermiere che la trasportava: non qui, vai dall'altra parte». L'amica, Maria Febbo, racconta che a sognarlo è stata la figlia Diana, in un momento di difficoltà: «Ma padre Pio la rassicurò: stai tranquilla e in quel momento sentì un fortissimo odore di rose». Da Grumo Appula, in provincia di Bari, è arrivato il gruppo di preghiera (32 persone) fondato 45 anni fa da padre Guglielmo e diretto da Stefano D'Elia con il figlio Francesco e la ministra francescana, Irene Tricarico. Che racconta la rapida guarigione di sua madre Rosa, 72 anni, «colpita da una malattia il giorno che la reliquia è arrivata a Pescara». Ezia Albani, mamma di Luigi, un ragazzino di 15 anni, ferito in un incidente stradale: «Era in gravissime condizioni, per lui hanno pregato in tantissimi, non poteva più giocare a calcio, invece oggi è arbitro. È un miracolato di padre Pio», conclude mentre lo guarda con tenerezza.
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